di Valentino De Bernardis

Venerdì 10 luglio la Corte Permanente di Arbitrato (CPA) ha annunciato che la decisione definitiva circa la contesa territoriale tra Croazia e Slovenia sarà presa entro il prossimo mese di dicembre. Il comunicato della CPA si è reso necessario per mettere fine alle voci dell’ultimo periodo che vedevano come imminente il verdetto, ad un anno esatto dalla conclusione del dibattimento (2-13 giugno 2014). Nello stesso annuncio è stato altresì ribadito il motivo per cui, data la delicatezza della questione, non sia mai stata fissata alcuna scadenza per un pronunciamento definitivo.

L’accordo sull’arbitrato fu stipulato il 4 novembre 2009 dai primi ministri dei due paesi (Jadranka Kosor per la Croazia e Borut Pahor per la Slovenia) sotto l’egida dell’allora commissario europeo all’Allargamento, il finlandese Olli Rehn, per trovare una soluzione condivisa, vincolante e duratura per una questione in cui entrambi le parti in causa si sono dimostrate restie a fare concessioni.

Sebbene durante la costituzione di Croazia e Slovenia come Stati indipendenti nel 1991 i due paesi dichiarassero di non avere contenziosi frontalieri aperti e di riconoscere i propri reciproci confini, la disputa marittima venne fuori qualche anno dopo con la definitiva deflagrazione della Federazione Jugoslava, a cui appartenevano gli spazi marittimi in questione, secondo quanto stabilito dal trattato di Osimo del 10 novembre 1975 con l’Italia.

La rivendicazione principale slovena, con uno sviluppo costiero di circa 47 km contro i 5.800 km croati, è di un accesso diretto alle acque internazionali dell’Adriatico, senza dipendere dall’Italia o dalla Croazia, specialmente in considerazione alla gestione dei traffici commerciali del porto di Koper (Capodistria).

La disputa marittima tra i due paesi dell’ex-Jugoslavia è andata a crescere di interesse all’indomani della scoperta di giacimenti petroliferi offshore nell’Adriatico, per i quali a inizio anno la Croazia ha assegnato dieci licenze per lo sfruttamento dei diversi blocchi alla compagnia croato-ungherese INA (gruppo MOL), al consorzio formato dall’austriaca OMV e la statunitense Marathon Oil Corporation, e a quello formato dell’italiana Eni e dell’inglese MedOilgas, capaci di garantire, secondo le prime stime, un piano di investimenti per le attività correlate di circa 520 milioni di euro. A tal proposito, nonostante l’attuazione dei contratti sia stata rimandata sine die dal governo a causa di dispute interne alla coalizione Kukuriku al potere e alle rimostranze italiane e slovene, un’eventuale decisione della CPA contraria alla Croazia potrebbe rimettere in gioco completamente il piano energetico croato, specialmente per quanto concerne lo sfruttamento del Blocco 1.

In ultima analisi, dati gli alti interessi economici in gioco, qualora il pronunciamento finale dovesse realmente giungere nell’orizzonte temporale indicato il 10 luglio, essa non sarà scevra di forti ripercussioni diretta nella politica interna di entrambi gli stati.

Tra il dicembre 2015 e il febbraio 2016 la Croazia si prepara ad affrontare le elezioni parlamentari, dall’esito quanto mai incerto, con i conservatori oggi all’opposizione trainati dall’onda lunga dei successi degli ultimi due anni (europee del maggio 2014 e presidenziali del gennaio 2015), che dovranno fare i conti con l’attuale coalizione di governo sempre più impegnata a stringere alleanze politiche con gli altri partiti dell’orbita progressista, per potersi garantire una nuova vittoria. Una decisione favorevole o contraria al governo di Zagabria potrebbe quindi essere usata da entrambi i contendenti durante la campagna elettorale.

Di contro, sebbene la Slovenia non abbia un importante appuntamento elettorale all’orizzonte, un esito sfavorevole dell’arbitrato potrebbe creare ulteriori problemi alla coalizione tripartita al potere, che a meno di un anno dalla sua nascita, lo scorso mese di aprile si è trovata a scongiurare una crisi di governo, e reso più instabile il quadro politico interno generale, con i partiti dell’opposizione sempre pronti ad invocare elezioni anticipate.

@debernardisv