di Valentino De Bernardis –
Il 19 agosto, al termine delle consultazioni con i gruppi parlamentari e rappresentanti delle minoranze linguistiche, il presidente della Repubblica Pahor ha conferito a Miro Cerar, esponente dell’eponimo partito (Stranka Mira Cerarja, SMC), uscito vincitore dalle elezioni del 13 luglio, l’incarico di formare il nuovo esecutivo.
Seguendo l’iter costituzionale, il 25 agosto Cerar ha affrontato un passaggio parlamentare per assicurarsi la fiducia al mandato presidenziale. Dopo un discorso dalle connotazioni spes contra spem, Cerar ha ottenuto l’assenso di una forte maggioranza con 57 voti a favore su 90. A votare la fiducia i partititi di centro-sinistra Social democratici (Socialni demokrati, SD), il Partito dei pensionati (Demokratična stranka upokojencev Slovenije, DeSUS) e Alleanza per Alenka Bratusek (Zavezništvo Alenke Bratušek; ZaAB), oltre ai due rappresentanti delle minoranze italiana e ungherese.
L’appoggio di ZaAB al premier designato non era comunque affatto scontato, dopo che il Comitato esecutivo del SMC aveva bocciato all’unanimità l’ipotesi di far entrare la Bratusek nella prossima coalizione di governo, ritenendola responsabile dell’instabilità politica che ha condotto il paese alle elezioni anticipate, oltre a non aver apprezzato il modus operandi con cui è stata segnalata a Bruxelles la rosa di candidati sloveni per la carica di Commissario europeo.
All’opposizione si sono di fatto relegati spontaneamente anche i cristiano democratici di Nuova Slovenia (Nova Slovenija – Krščanski demokrati, NSi). Nonostante i fitti rapporti intrecciati con SMC per far conciliare più possibile i loro programmi politici, non sono riusciti a giungere ad un’intesa condivisa. In particolare i problemi insormontabili riguardavano:
1) Mancanza di una chiara politica di liberalizzazione nel settore sanitario;
2) Tetto alla tassazione massima degli stipendi medio-alti;
3) Almeno un ministero tra Economia e Sanità da affidare al NSi.
Dopo il voto di fiducia il primo ministro incaricato ha 15 giorni di tempo per formalizzare la lista di ministri da presentare all’Assemblea nazionale per ottenere un secondo voto di fiducia. La nuova compagine governativa sarà quindi formata da una coalizione tripartitica in aerea centro-sinistra, formata da SMC, DeSUS e SD.
Le indiscrezioni che parlavano di un gabinetto con 15 ministri, due in più del dimissionario gabinetto Bratusek, hanno trovato riscontro nel voto dell’Assemblea nazionale (49-8) del 28 agosto, che emenda la legge sulla composizione del governo. Probabilmente vi sarà uno scorporo
della Pubblica amministrazione e dell’Ambiente dalla giurisdizione, rispettivamente, del ministero degli Interni e del ministero dell’Agricoltura.
La suddivisione dei portafogli tra i partiti di coalizione dovrebbe seguire lo schema di 8 ministri per SMC, 4 per DeSUS e 3 per SD, con un possibile rimescolamento delle carte richiesto da DeSUS qualora l’eurodeputata Tanja Fanon (SD) dovesse ottenere l’incarico di nuovo Commissario europeo. Sebbene la lista ufficiale dei ministri sarà pronta nella prima settimana di settembre, i giochi sembrano fatti per quasi tutti i dicasteri importanti.
Cerar ha già reso noto che alle Finanze è previsto il ritorno dell’economista Dusan Mramor, ex preside della facoltà di Economia all’università di Lubiana, (incarico di ministro già ricoperto dal 2002 al 2004). Inoltre, per quanto concerne gli Interni si fa sempre più consistente la candidatura dell’esperto in sicurezza e lotta alla corruzione Bojan Dobovsek.
Dei quattro dicasteri spettanti al DeSUS, salvo sorprese dell’ultimo minuto, si avrà una riconferma di Karl Erjavec (presidente del partito) agli Esteri, assieme a quella per gli Sloveni nel mondo di Gorazd Zmavc. Di difficile realizzazione, ma non improbabili, le voci che vorrebbero far rientrare in quota DeSUS due ministeri tra Cultura, Ambiente o Infrastrutture.
Stesso discorso vale anche per i SD, impegnati nella riconferma di due ministri uscenti quali Anja Kopac Mrak al Lavoro-Welfare-Pari Opportunità, e di Dejan Zedan (presidente del partito pro-tempore) all’Agricoltura. Mentre si andrebbe alla ricerca di un nuovo nome per il dicastero dell’Educazione, Scienze e Sport.
Rebus di complicata soluzione resta l’assegnazione della Sanità, un dicastero che nel precedente esecutivo ha visto l’alternarsi di tre ministri in un anno (Tomaz Gantar, Alenka Trop Skaza e l’interim di Alenka Bratusek). La problematica, e oramai non più procrastinabile, riforma del servizio sanitario nazionale potrebbe mietere altre vittime nel breve periodo, per questo si va alla ricerca di un nome di spessore.
La presenza di un governo forte, almeno nei numeri, dovrebbe offrire a Cerar il necessario supporto per poter mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, anche se difficilmente applicabili. Lo scoglio maggiore deriverà dai rapporti con Bruxelles per quanto concerne l’attuazione del piano di austerità necessario per risanare il debito pubblico e rientrare entro i tempi previsti nei parametri di Maastricht.
La necessaria riforma del sistema sanitario, di quello pensionistico, la privatizzazione di asset di importanza nazionale, oltre l’integrazione del piano di salvataggio delle banche, possono rappresentare un pericolo a termine per la coalizione di governo, ed aprire le porte a nuove maggioranze ruotanti attorno al SMC.

