di Valentino De Bernardis –
La minaccia di un’imminente crisi per il governo Lubiana sembra essere ufficialmente rientrata. Dopo settimane di attesa, l’Assemblea Nazionale ha votato la mozione di sfiducia nei confronti del ministro della Difesa Janko Veber, accusato di aver agito al di fuori del proprio mandato ed aver tenuto una condotta illegale.
La vicenda risale alla richiesta di Veber ai servizi segreti militare (Obveščevalno-varnostna služba – OVS) di stilare un dossier circa le conseguenze della futura privatizzazione dell’azienda di telecomunicazioni statale Telekom Slovenije, ritenuto un asset strategico per la nazione (in particolare per la possibilità che questa possa finire in mani straniere).
La questione ha messo a dura prova l’alleanza di governo tripartitica al potere dallo scorso settembre, da una parte il Partito Centrista Moderno (SMC) e il Partito dei Pensionati (DeSUS) impegnati per settimane in un’opera di moral suasion affinché il ministro della difesa rassegnasse le dimissioni, e dall’altra i Socialdemocratici (SD), partito di cui Veber è anche vicepresidente impegnato in una difesa ad oltranza sull’operato del proprio tesserato.
La pressione dei partiti d’opposizione, sommata alla montante indignazione dell’opinione pubblica, hanno costretto il capo del governo Miro Cerar a presentare una mozione di sfiducia contro il suo ministro, che nella sessione di giovedì 9 aprile è passata con 69 voti contro 11. A votare contro la mozione di sfiducia oltre ai SocialDemocratici, anche il partito di opposizione Sinistra Unita (ZL) fortemente contraria alle privatizzazioni tout court.
Jako Veber è divenuto il quinto ministro a perdere il proprio posto in poco più di sei mesi dalla nascita del governo (prima di lui il ministro dell’economia Jozef Petrovic, il ministro per lo sviluppo e la coesione Violeta Bulk, e i ministri dell’educazioni Stanka Setnikar Cankar prima e Klavdija Markez poi), ma il primo ad essere sfiduciato dal parlamento.
Rimane ora da capire quanto il gabinetto Cerar possa essere stato indebolito dalla vicenda del dossier Telekom, e sopratutto come questi possa aver influenzato i rapporti di forza all’interno della coalizione al potere. A tal proposito, il fatto che l’interim della Difesa sia stato momentaneamente affidato al titolare del dicastero dell’Agricoltura, e presidente dei SD, Dejan Zidan fa immaginare ad un accordo tra le parti, per cui in futuro il ministero in questione potrà essere affidato ad un altro nominativo sempre in quota SD, scongiurando così una annunciata crisi di governo. Forse a giocare un ruolo chiave nella decisione dei SocialDemocratici la consapevolezza che una loro uscita dal governo non avrebbe comportato una caduta dello stesso, dato che SMC e DeSUS avrebbero comunque continuato ad avere i numeri necessari per governare (sebbene con una maggioranza esigua di 46 sei su 90).
La quesitone delle privatizzazioni rimane ad oggi uno degli scogli più difficili sul quale certamente il governo di Lubiana tornerà a cozzare in futuro, date che tre alleati di governo sembrano intenzionati a seguire tre differenti agende politiche in teorie molto lontano tra di loro. La necessità di privatizzare le aziende a partecipazione statale faceva parte dell’ampio pacchetto di riforme economiche richiesto dall’Unione Europea al precedente governo Bratusek nel 2013 per risanare i conti pubblici ed evitare il rischio di default per la Slovenia.
@debernardisv

