di Giacomo Dolzani –

Dopo la caduta di Chisimaio, ultima roccaforte dei miliziani islamisti somali, con la conseguente perdita di un quartier generale per il comando delle operazioni oltre che per l’approvvigionamento di armi e denaro, l’obbiettivo dei ribelli di al-Shabaab, gruppo armato musulmano legato ad al-Qaeda, che ha governato per un lungo periodo il sud della Somalia, è ora quello di rendere impraticabili le vie di comunicazione tra le varie città sulla costa e tra queste e l’entroterra.

I principali centri abitati e i porti somali sono infatti quasi tutti in mano alle truppe regolari dell’Unione Africana e dell’Amisom, la missione di pace delle Nazioni Unite, cosa che ha ridotto inoltre le possibilità dei gruppi ribelli di intraprendere atti di pirateria che avevano reso molto rischioso il transito dei mercantili in quel braccio di mare.

Nelle ultime settimane si sono quindi verificati diversi scontri tra le forze governative ed i ribelli, che hanno provocato almeno 19 morti tra questi ultimi, di cui 9 soltanto oggi quando, nel corridoio di Afgoye, vicino alla città portuale di Merca (Somalia meridionale, poco più a nord di Chisimaio), il contingente Ugandese si è scontrato con un gruppo di guerriglieri Shabaab, scatenando un conflitto a fuoco.

Infatti, nonostante le forze di Ua ed Onu controllino le città, nell’interno imperversa ancora la violenza delle bande armate islamiste, per cui è a volte impossibile il transito lungo le principali vie di comunicazione e, soprattutto, rende difficoltoso alla popolazione l’accesso agli aiuti e alle cliniche delle associazioni umanitarie presenti in Somalia, innalzando ulteriormente il rischio di epidemie e carestie già di per se elevato.