di Giacomo Dolzani –
Sono la Turchia e gli “Invasori crociati” dell’Amisom i bersagli del messaggio di Ahmed Diriye, leader del gruppo jihadista al-Shabaab, attivo in tutta la Somalia, trasmesso dall’emittente radiofonica di Mogadiscio Radio Andalus e diffuso sui social network.
Nel suo discorso, durato tre quarti d’ora e intitolato “Sharia o martirio”, Diriye ha definito Ankara un “nemico della nazione”, accusando il governo e le aziende turche, la cui presenza nello stato africano è aumentata notevolmente negli ultimi anni, di depredare le risorse della Somalia, invitando la popolazione a non credere ai falsi miti di sviluppo economico, affermando che l’unico scopo delle aziende straniere è spremere il paese per i loro interessi.
Il leader islamista ha poi rivolto le sue parole contro gli “Occupatori cristiani crociati” e la comunità internazionale in generale, che ha consentito il saccheggio delle ricchezze somale con l’appoggio delle forze dell’Amisom, la missione dell’Unione Africana nel paese, costituita da un contingente di circa 22.000 uomini forniti da Etiopia, Kenya, Burundi ed Uganda e accusata da Diriye di aver causato la rovina della Somalia.
Grazie all’intervento della coalizione internazionale al-Shabaab, gruppo legato ad al-Qaeda il cui dominio si estendeva sull’intera Somalia meridionale, venne notevolmente indebolito, costringendo i terroristi a trasformarsi di fatto in gruppi di predoni che ora infestano l’entroterra del paese, conducendo quasi quotidianamente attentati terroristici nelle città somale, con il tentativo di destabilizzare il già fragile governo di Mogadiscio, oltre che attacchi oltreconfine, soprattutto in Kenya, come quelli del 21 settembre 2013 al centro commerciale Westgate di Nairobi (67 morti) e del 2 aprile 2015 al campus universitario di Garissa (150 morti), come rappresaglia per il ruolo fondamentale giocato dal paese nella sconfitta del gruppo islamista.
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