di C. Alessandro Mauceri –
In molti pensano che a sostenere e supportare l’Isis e i suoi comportamenti estremisti sia una ristretta minoranza del popolo musulmano sunnita. La tv panaraba qatarina al-Jazeera ha pubblicato un sondaggio secondo il quale l’81 per cento dei soggetti intervistati ha affermato di sostenere le conquiste dell’Isis, nonostante le decapitazioni, i roghi umani, gli stupri e la distruzione di preziose opere d’arte sopravvissute millenni. Alla domanda “Sostieni le vittorie dello Stato islamico in Iraq e Siria?”, la stragrande maggioranza degli intervistati ha risposto “sì”.
Va detto che la tv in oggetto è espressione della monarchia del Qatar, paese da cui sono provenuti e continuano a provenire ingenti finanziamenti all’Isis, per cui lo stesso sondaggio non risulta essere attendibile. Ad essere intervistati sono inoltre stati nella quasi totalità musulmani sunniti, senza precisare di quale area geografica.
Vero è che l’espansione dello Stato Islamico è stata possibile soprattutto grazie all’adesione volontaria di intere città e villaggi: come Notizie Geopolitiche ha potuto verificare portandosi in prima linea a soli 18 chilometri dal centro di Mosul, nella città, che conta 1,5 milioni di abitanti, erano entrati solo 300 jihadisti, per cui è stata la stessa popolazione a scegliere di aderire al nuovo governo. Villaggi sunniti come Hassan Shami sono stati ripresi dai peshmerga curdi uccidendo nei combattimenti un centinaio di abitanti che avevano imbracciato le armi per rimanere nel territorio dello Stato Islamico.
Le atrocità commesse dall’Isis e diffuse ampiamente dai media di tutto il mondo hanno favorito il reclutamento, soprattutto fra i giovani e i militanti stranieri, e resta innegabile il progressivo cambiamento di opinione all’interno della comunità musulmana, dal momento che molti leader religiosi di hanno espresso giudizi positivi nei confronti dell’Isis.
Non bisogna dimenticare infatti che molti si rifanno al concetto di un mondo diviso in due blocchi che dovranno diventare uno solo: la dar al-islam (il territorio dell’islam). Un mondo senza i privilegi dei tawaghit (i tiranni) dei regimi totalitari e dei paesi occidentali. Un mondo in cui a regnare possa essere l’unica vera religione, l’Islam, e dove, allora ma non adesso, potrà esserci la pace. Si tratta di idee che si vanno diffondendo, seppur con sfumature diverse in molte ideologie dell’Islam politico. Non a caso in pochi nel mondo arabo fino ad ora hanno avuto da ridire sull’espansione dei confini dell’Isis: gli stessi che in passato hanno combattuto guerre fratricide per lo spostamento dei confini di pochi chilometri ora non dicono nulla alla creazione di quello che è un enorme stato confessionale sunnita.
Tali posizioni, influenzate anche da pressioni economiche di vario tipo (si pensi ai finanziamenti internazionali, al traffico di armi e ai flussi di petrolio diretti verso paesi filo-occidentali sulle “navi fantasma” nei “boschi del Mediterraneo”), si stanno manifestando anche in paesi storicamente alleati degli Stati Uniti, come il Qatar, la Turchia e l’Arabia Saudita. Paesi le cui posizioni nei confronti del Califfato sono sempre più ambigue.
