di C. Alessandro Mauceri –

Dopo che l’agenzia di rating Moody’s aveva comunicato che in base ai risultati delle proprie analisi il rating della Russia doveva essere abbassato da Baa2 a Baa3, cioè all’ultimo livello di investment grade, due giorni fa giorni fa l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha bocciato nuovamente la Russia classificando il suo debito sovrano a livello “spazzatura” (da BBB – a BB+, con outlook negativo, cioè con previsione di ulteriore peggioramento nel medio-lungo periodo).

La notizia ha avuto un notevole effetto sui mercati finanziari. Il rating delle agenzie infatti continua ad essere un punto di riferimento per le borse e i mercati finanziari. Non a caso, subito dopo la comunicazione di Standard & Poor’s, il rublo è crollato a 68 rubli per dollaro e a 76 rubli per Euro.

Per rispondere all’immagine negativa dell’economia russa che descrivono le agenzie di rating, il presidente russo Vladimir Putin ha lanciato l’ipotesi della costituzione di un’agenzia di rating indipendente fatta dai Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica).

Difatti il ministero degli Esteri russo ha definito il giudizio di Standard & Poor’s come un “ordine di Washington”, ma i dati parlano chiaro e mostrano una Russia in recessione, con l’inflazione all’11,5% e la sofferenza per le sanzioni dovute alla crisi ucraina (50 miliardi di dollari all’anno) e soprattutto per il crollo del prezzo del petrolio (oltre 100 miliardi).

Per questi motivi esperti di economia delle economie emergenti si incontreranno a marzo proprio per dare fondamento all’idea di Putin.

I metodi di valutazione delle agenzie sono stati più volte dichiarati inattendibili quando non addirittura fraudolenti. Difatti l’agenzia di rating americana ha appena patteggiato una pena dopo la denuncia dalla Securities and Exchange Commission (Sec), la corrispondente Consob Usa: S&P’s dovrà pagare una multa di 77 milioni di dollari per aver emesso rating fraudolenti. “Gli investitori – si legge nella nota diffusa dalla Sec – dipendono dalle agenzie di rating come S&P per quanto riguarda prodotti finanziari complessi come le commercial mortgage-backed securities (CMBS), ma S&P ha elevato i suoi interessi finanziari sopra quelli degli investitori allentando i criteri con cui stabilisce i rating per ottenere business e poi nascondere agli investitori tali cambiamenti”.

Per evitare una sentenza ben peggiore (con ripercussioni non indifferenti in termini di immagine), l’agenzia di rating ha preferito non arrivare in tribunale: l’authority americana di Borsa, insieme agli stati di New York e del Massachusetts, ha raggiunto un accordo con Standard & Poor’s per archiviare le accuse di pratiche fraudolente sui rating di bond garantiti da mutui ipotecari commerciali.

Oltre alla multa Standard & Poor’s è stata condannata a non emettere rating su alcuni dei nuovi bond garantiti da mutui commerciali fino al 21 gennaio del 2016.

Non è la prima volta che le agenzie di rating vengono condannate a causa delle loro valutazioni poco attendibili. Nel 2014 la Corte suprema di Buenos Aires ha condannato l’agenzia di rating statunitense Standard & Poor’s per aver sovrastimato le emissioni di titoli delle filiali argentine di alcune banche statunitensi (tra cui Citigroup e Bank Boston) durante la crisi del 2002, sfociata poi nel default dell’Argentina. Secondo i magistrati S&P ha qualificato i titoli di alcune banche con un rating molto diverso da quello che avrebbero meritato. Per questo la Corte costituzionale di Buenos Aires ha condannato l’agenzia, i direttori esecutivi e i membri del Consiglio di valutazione della S&P, accusandoli di aver compromesso la sicurezza giuridica a danno dei risparmiatori argentini, imputando all’agenzia di rating una “mancanza di professionalità e trasparenza”.

Una condanna che, però, come dimostra la nuova sentenza emessa dai giudici americani, non ha cambiato il modo di operare dell’agenzia di rating americana. Con ripercussioni rilevanti sui mercati finanziari di tutto il mondo.

Un mercato, fino ad ora, quasi monopolistico, gestito esclusivamente dalle tre sorelle: le agenzie di rating statunitensi Moody’s, Standard and Poor’s e Fitch.

Ma il russio Vladimir Putin non ci sta e già nei giorni scorsi una nuova agenzia di rating è scesa in campo: dopo un’attesa durata ben due anni ha cominciato ad operare l’Universal credit rating group, frutto della collaborazione tra la cinese Dagong, la russa RusRating e la statunitense Egan-Jones Ratings. Secondo il Direttore dell’agenzia russa RusRating, Aleksandr Ovchinnikov, la nuova agenzia di rating UCRG inizierà ad operare quest’anno con “le prime valutazioni”.

Resta da vedere se gli investitori stranieri e i mercati internazionali si affideranno alle agenzie tradizionali o a quella ideata da Putin.