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Si è sbloccato l’impasse in Catalogna, dove due giorni fa la sinistra radicale della Cup (Candidatura d’Unitat Popular), partito nel governo locale, ha preteso l’uscita di scena dell’indipendentista Artur Mas, il quale è così stato costretto alle dimissioni per salvare il più o meno realistico progetto di secessione della regione dalla Spagna.

Il parlamento di Barcellona ha eletto come presidente il 53enne giornalista Carles Puigdemont, indipendentista della prima ora, sindaco di Girona e a capo di un movimento separatista, una votazione nell’ultimo tempo utile per non dover ricorrere ad una nuova tornata elettorale.

Piugdemont ha già fatto sapere che non solo continuerà il processo secessionista del leader di Junts pel Sì Artur Mas, per cui “Anche se il candidato non è lo stesso, il programma lo è”, ma ha anche affermato che la Catalogna, che è la regione più ricca di una Spagna che ancora arranca, sarà nazione entro 18 mesi.

Fino a oggi referendum e tentativi di secessione hanno incontrato la bocciatura unanime della Corte costituzionale, ma a pesare sui sogni di una repubblica indipendente nel quadro europeo vi è anche la certezza che Madrid sarebbe in grado esercitare l’aut aut, cioè di chiudere le porte della Casa comune ai catalani attraverso i veti.