di Enrico Oliari –

Anche la Spagna potrebbe aggiungersi alla lista dei paesi che riconoscono la Palestina: nel pieno della crisi per l’uccisione di quattro rabbini e di un poliziotto nella sinagoga del sobborgo Har Nof di Gerusalemme compiuto da due terroristi del gruppo marxista-leninista Fnlp (Fronte Nazionale Liberazione della Palestina), per cui è nell’aria il rischio di una nuova Intifada, il Parlamento spagnolo ha approvato all’unanimità una risoluzione non vincolante con la quale viene chiesto al Governo Rajoy di riconoscere la Palestina come Stato indipendente.

In agosto il Governo spagnolo ha protestato per la crisi di Gaza arrivando a sospendere momentaneamente la vendita di armi ad Israele (nel 2013 l’esportazione è stata di 4,1 mln di dollari in missili, granate, mitra, bombe e pistole), ma la scelta di oggi è in sintonia con la soluzione, promossa da più parti e per la quale sta lottando il Segretario di Stato Usa John Kerry, di “due popoli, due Stati”, indigesta alla destra radicale israeliana e ai coloni, bacino di voti della maggioranza, che verrebbero a trovarsi residenti in un paese straniero.

Commentando la scelta dei deputati il ministro degli Esteri José Manuel Margallo ha espresso la speranza che essa “contribuisca a sbloccare un processo di negoziati in situazione di stallo da molti anni”.

L’ambasciatore israeliano a Madrid, Alon Bar, ha dichiarato che “Crediamo che sia un brutto momento per parlare di riconoscimento, soprattutto alla luce dell’attentato a Gerusalemme, perché fomenta misure unilaterali, alimenta la violenza, non beneficia il processo di pace in quanto anima i palestinesi a cercare il riconoscimento internazionale invece di sedersi a un tavolo e negoziare”.

L’iniziativa della Spagna si inserisce fra quella recente della Gran Bretagna, simile in tutto e per tutto, e quella della Francia, data in arrivo per il prossimo 28 novembre,; la Svezia, invece, ha riconosciuto ufficialmente la Palestina lo scorso 30 ottobre.

Nonostante l’enfasi di parlare di “terzo paese europeo” a compiere tale atto, in realtà la Palestina è riconosciuta fra i paesi dell’Unione già da Norvegia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Cipro, Slovacchia, Ungheria, Malta, Polonia e Romania, ma poi ancora da Albania, Bielorussia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Russia, Serbia, Georgia e Islanda.

La stessa Unione europea non sta facendo mistero di non digerire l’atteggiamento ambiguo di Israele, che un giorno parla di pace ed il giorno dopo annuncia la costruzione di nuovi alloggi nei territori palestinesi, al punto che già pochi mesi fa ha chiuso le relazioni con le organizzazioni e le aziende israeliane che operano nei territori occupati; le prime a rompere i rapporti con la Hapoiliam Bank israeliana sono state le banche danesi, olandesi e la Deutsche Bank.

Difatti, l’annuncio della costruzione di altre 200 unità abitative a Gerusalemme Est è di soli due giorni fa, del 3 novembre quello della fabbricazione di 500 appartamenti a Rabat Slomo (Colonia a nord di Gerusalemme Est), il 28 ottobre il ministero dell’Edilizia ha diffuso la notizia della progettazione di 1.000 nuove unità sempre Gerusalemme Est, e il 3 ottobre di 2.600 in Cisgiordania.

Alla base della politica espansionistica di Israele a danno dei palestinesi di questi ultimi mesi vi è la palese difficoltà del governo Netanyahu di rimanere a galla, per cui i moderati si trovano di continuo ostaggi dei “falchi”, anche se, alla fine, potrebbe trattarsi di un gioco delle parti. Fatto sta che in primis il partito Beitenu (“Focolare ebraico”), di cui fanno parte il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman e il ministro per l’Edilizia Uri Ariel, spingono per una politica intransigente, dove non c’è lo spazio per il dialogo con i palestinesi, per cui Benjamin Netanyahu si trova spesso con le mani legate. Basti pensare che nel novembre 2013 lo stesso premier aveva ordinato ad Uri Ariel “di riconsiderare tutte le misure riguardanti la progettazione” delle 20mila unità abitative ideate in Cisgiordania, “adottate senza previo coordinamento”. “Questa iniziativa non favorisce la colonizzazione – aveva continuato il premier israeliano – al contrario è sbagliata. E’ un gesto inutile, dal punto di vista legale e pratico, è un’azione che innesca uno scontro inutile con la comunità internazionale nel momento in cui stiamo tentando di convincere i membri della stessa comunità a raggiungere un accordo migliore con l’Iran”.

Il riconoscimento del Parlamento spagnolo potrebbe essere parte di quell’effetto a catena descritto dall’israeliana Zahava Gal-On, presidente del partito di sinistra Meretz, la quale aveva infatti affermato, in concomitanza con il riconoscimento della Svezia, che l’iniziativa di Stoccolma avrebbe potuto generare “un effetto a catena che porti il resto degli Stati dell’Unione Europea a riconoscere lo Stato palestinese”. Tuttavia, “Invece di convocare l’ambasciatore svedese in Israele per un rimprovero com’è stato – aveva detto Gal-On – , sarebbe meglio per il governo lasciar perdere le proprio ossessioni e acconsentire al riconoscimento di uno Stato palestinese alle Nazioni Unite”: “Israele potrebbe tenere un tipo diverso di negoziati, tra governo e governo, atto a raggiungere una soluzione comprensiva”.

Stati che hanno riconosciuto unilateralmente lo Stato di Palestina nei confini del 1967 (Cisgiordania, Striscia di Gaza e Gerusalemme Est:

Lega araba

Algeria – Bahrain – Comore – Gibuti – Egitto – Iraq – Giordania – Kuwait – Libano – Libia – Mauritania – Marocco – Oman – Qatar – Arabia Saudita – Somalia – Sudan – Tunisia – Emirati Arabi Uniti – Yemen

Altri stati dell’Africa

Angola – Benin – Botswana – Burkina Faso – Burundi – Camerun – Capo Verde – Repubblica Centrafricana – Ciad – Repubblica del Congo – Repubblica Democratica del Congo – Guinea Equatoriale – Etiopia – Gabon – Gambia – Ghana – Guinea – Guinea-Bissau – Madagascar – Mali – Mauritius – Mozambico – Namibia – Niger – Nigeria – Ruanda – São Tomé e Príncipe – Senegal – Seychelles – Sierra Leone – Swaziland – Tanzania – Togo – Uganda – Zambia – Zimbabwe

Altri stati dell’Asia

Afghanistan – Bangladesh – Bhutan – Brunei – Cambogia – Repubblica Popolare Cinese – India – Indonesia – Iran – Laos – Malaysia – Maldive – Mongolia – Nepal – Corea del Nord – Pakistan – Filippine – Sri Lanka – Vietnam – Thailandia – Burma – Kazakistan – Uzbekistan – Kirghisistan – Turkmenistan – Tagikistan

Americhe

Cile – Costa Rica – Cuba – Ecuador – Guyana – Nicaragua – Brasile – Argentina – Bolivia – Uruguay – Perù – Paraguay – Salvador – Venezuela – Saint Vincent e Grenadine – Repubblica Domenicana – Honduras

Oceania

Papua Nuova Guinea – Vanuatu

Stati che riconoscono uno status speciale alle rappresentanze palestinesi:

Delegazione diplomatica palestinese: Francia, Grecia, Portogallo, Spagna, Italia, Austria;

Delegazione speciale Palestinese: Messico;

Delegazione generale palestinese: Irlanda, Australia, Belgio, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Città del Vaticano, Stati Uniti;

Rappresentanza dell’OLP: Svizzera:

Dipartimento dell’OLP: Israele (relazioni ufficialmente sospese nel 2001)

Dal 2012 la Palestina è ufficialmente annoverata dalle Nazioni Unite come Stato osservatore; il voto favorevole all’assemblea generale ha riguardato anche molti paesi che non riconoscono ancora formalmente lo Stato di Palestina.