di Manuel Giannantonio –
L’infermiera spagnola che è stata la prima persona ad aver contratto l’Ebola fuori dall’Africa non ha più carica virale, mentre il presidente della Liberia, paese maggiormente colpito dal virus, ha esortato domenica ogni nazione a mobilitarsi per questo grave problema.
L’annuncio della buona notizia sopraggiunge alla vigilia di una riunione prevista in Lussemburgo, dove i ministri europei degli Esteri si riuniscono per galvanizzare la risposta europea all’epidemia.
La spagnola Teresa Romero, 44 anni, non ha più carica virale, secondo i risultati di un test praticato domenica, come annunciato dal governo spagnolo. Sarà sottoposta a un nuovo test “nelle prossime settimane”, precisa il Comitato incaricato di seguire il virus in Spagna, che ha aggiunto che “lo Stato della paziente ha subito un’evoluzione favorevole”.
Questa donna, che lavora presso l’ospedale madrileno Carlos III, lo stesso dove ha contratto l’infezione, è diventata il 6 ottobre la prima persona ad avere contratto il virus fuori dai confini africani. Ha sviluppato i primi sintomi il 29 settembre, dopo aver curato e assistito due pazienti affetti dalla febbre emorragica che è stata loro fatale.
Il dossier Ebola ha conquistato i primi piani dell’agenda europea, mentre il bilancio dei morti è arrivato a circa 4 500, secondo le ultime cifre dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). “Il mondo intero deve partecipare” nella lotta contro questa malattia “che non conosce frontiere”, ha esortato il presidente della Liberia, Ellen Johnsson Sirleaf, attraverso una lettera pubblica. Con la Sierra Leone e la Guinea, la Liberia è il paese con il bilancio più pesante: 2000 morti.
Dopo una reazione “incoerente” il mondo “si è finalmente risvegliato”, ha sentenziato il presidente. Inoltre, ha richiesto “ogni Nazione in grado di sostenere con fondi di emergenza, forniture sanitarie o sostegni di natura medica”.
Criticata apertamente dagli Stati Uniti per un’assistenza inadeguata, la Cina ha annunciato un passo ulteriore domenica al termine di un incontro verificatosi a Pechino tra alcune rappresentanze. L’Ue è sotto pressione per l’invio di più personale specializzato sul posto. Secondo quanto riferito da una fonte europea, l’idea è quella di articolare un aiuto internazionale coordinato dai tre paesi leader, gli Stati Uniti per la Liberia, la Gran Bretagna per la Sierra Leone, e la Francia per la Guinea.
“Per evitare la catastrofe umanitaria della nostra generazione”, l’ong Oxfam ha ricorso all’esempio della Gran Bretagna, che ha inviato una nave medica partita venerdì per la Sierra Leone. Londra prevede di inviare 750 militari in questa vecchia colonia per aiutare la costruzione di centri medici sul posto. La Francia e la Germania invece insistono sulla necessità di un dispositivo coordinato di evacuazione sanitaria, per assicurare il flusso di rinforzi dal Vecchio Continente.
Il ministro degli Esteri tedesco, Frank Walter Steinmer, ha spronato domenica per “una missione civile” dell’UE per rinforzare la lotta contro l’epidemia, come “una piattaforma degli Stati membri che non hanno una struttura propria in Africa dell’Ovest per avere personale medico”.
I capi di Stato e del governo europeo si faranno carico di questo dossier questa settimana a Bruxelles.
In una lettera ai suoi colleghi, il premier Cameron, ha chiesto un aiuto europeo di 1 miliardo di euro.
L’ammontare attuale è di circa 500 milioni di euro dei quali 180 solo per la Commissione europea, secondo le parole di un diplomatico. Il dirigente britannico inoltre vuole “Accentuare il coordinamento per il controllo dei punti di ingresso”, in Europa, dopo la contaminazione dell’infermiera spagnola, che ha provocato un’ondata di paura nel continente. Gli Stati Uniti vivono una situazione simile con l’inizio di una psicosi nazionale.
Anche il Belgio da domani metterà in atto uno “screening” dei viaggiatori provenienti dai paesi coinvolti, come annunciato dal Primo ministro belga, Charles Michel. Seguendo l’esempio Americano, la Gran Bretagna è stata la prima a instaurare questa tipologia di sorveglianza. Per l’OMS, la priorità resta il controllo delle partenze dai paesi infetti, ma le autorità vogliono rassicurare tutti mentre si moltiplicano gli allarmi come per esempio un caso sospetto è stato posto in isolamento a Parigi.

