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Sta dando certamente il suo contributo al sentimento antimonarchico in Spagna la serie di recenti scandali che ha coinvolto la famiglia reale spagnola, tra cui l’indagine per corruzione aperta contro una delle sue figlie, l’infanta Cristina, e il marito di questa, Inaki Urdangarin: migliaia di persone hanno manifestato oggi a Madrid per chiedere la fine della monarchia.
Solo pochi giorni fa, nel momento in cui la Spagna sta attraversando una difficilissima crisi economica tanto che la disoccupazione giovanile ha toccato il 56 per cento, è infatti venuta alla luce l’accusa del magistrato José Castro, il quale ha insistito che Doña Cristina non poteva non sapere che il marito, prontamente cancellato dagli atti ufficiali e persino dalle foto del sito della famiglia reale, si faceva forte delle sue parentele per mungere denaro ad amministrazioni pubbliche e imprese private per organizzare eventi fantasma, per un totale di 6 mln di euro dal 2004 al 2006.
Così c’è chi approfitta del 14 aprile, anniversario della Seconda Repubblica proclamata nel 1931, per invocare una Spagna senza re, sventolando bandiere rosse, oro e viola e gridando “La Spagna domani sarà repubblicana”, “Borboni, a lavorare!”.

