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Il premier spagnolo uscente Mariano Rajoy ha respinto la proposta di re Felipe VI tenare di formare un nuovo governo. L’esito elettorale del 20 dicembre ha infatti visto la fine del quarantennale bipartitismo a cui la Spagna era abituata, con l’ascesa di Podemos e di Ciudadanos, che hanno conquistato rispettivamente 69 e 40 seggi, portandoli via ai Popolari e ai Socialisti di Pedro Sanchez.

“Ho detto al re che in questo momento non sono in grado di presentarmi all’investitura – ha spiegato Rajoy al Parlamento -. Non solo non ho una maggioranza a favore ma ho anche una maggioranza contro” “Non intendo comunque rinunciare a nulla”, ha aggiunto.

Pedro Iglesias (Podemos) e Albert Rivera avevano giurato che mai avrebbero governato con i Popolari o con i Socialisti, ma ora che l’incarico di fare un nuovo governo passerà al secondo partito arrivato, cioè ai socialisti, per cui potrebbe farsi strada l’ipotesi di una “grosse Koalition” con i Popolari ma senza Rajoy, Iglesias ha chiesto un incontro a Sanchez per aprire le trattative mettendo sul piatto per il suo partito sei ministri, tra i quali quello della Difesa, dell’Interno e l’incarico di vicepremier per se stesso.

Quest’ultima ipotesi ha dato il via a malumori fra i Socialisti e nel mondo dell’economia, dove i Podemos sono visti come il fumo negli occhi.

La complessa situazione potrebbe sfociare in elezioni anticipate, una soluzione che, al momento, si cerca di evitare.