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Probabilmente i giudici spagnoli hanno aspettato l’esito del voto in Catalogna per non turbare la campagna elettorale, ma puntuale come le tasse è arrivata l’incriminazione per Artur Mas, il leader degli indipendentisti, in quanto accusato di aver indetto il referendum secessionista lo scorso 9 novembre nonostante il parere contrario della Corte Costituzionale, e quindi di abuso di potere e di appropriazione indebita di fondi pubblici. Con lui compariranno in tribunale anche l’ex vice presidente del governo regionale catalano Joana Ortega e la consigliera Irene Rigau.

Nella fattispecie era stato il governo centrale di Mariano Rajoy a rivolgersi alla Corte Costituzionale, la quale aveva stabilito che solo Madrid avrebbe potuto convocare la consultazione referendaria; nonostante questo Mas aveva proceduto con una consultazione di carattere simbolico, con gli stessi quesiti ma senza censimento e sorveglianza delle operazioni di voto. Anche in questo caso Rajoy aveva presentato ricorso all’Alta Corte, che aveva bocciato l’iniziativa catalana ritenendola incostituzionale.

Tra l’altro le elezioni regionali di domenica scorsa hanno sì dato la vittoria agli indipendentisti, tuttavia monca dal punto di vista politico in quanto il carattere che mas aveva dato era quello di referendum, ma la sua coalizione ha preso il 47,8%, ben al di sotto del 50% che avrebbe teoricamente assicurato la secessione della Catalogna.

Così Mas e le due colleghe il 15 ottobre dovranno comparire davanti al Tribunal Superior de Justicia della Catalogna.