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Potrebbe essere la volta buona in Spagna, paese che a oltre cento giorni dalle elezioni ancora non ha il governo: dopo aver incontrato Pablo Iglesias del Podemos, il socialista Pedro Sanchez, incaricato da re Felipe, ha affermato che “siamo ora più vicini ad un accordo di governo che al ritorno alle urne”.

Messi da parte i popolari di Mariano Rajoy, le trattative di Sanchez proseguono anche con i Ciudadanos al fine di formare una maggioranza entro il 3 maggio, termine ultimo per evitare nuove elezioni che si terrebebro a fine giugno.

A creare l’empasse è stata l’elezione di quattro partiti al parlamento, contro i tradizionali due che in modo alternato governavano il paese.

La maggioranza necessaria è di 176 seggi: il Pp ne ha ottenuti 123, il Psoe 90, il Podemos 69 e il Ciudadanos, formazione catalana della destra moderata anti-indipendentista e filo-europeista, ne ha conquistati 40.

Esclusa quindi la possibilità di una Grosse Koalition, Sanchez ha bussato alle porte degli altri due partiti, i quali, a differenza di quanto avevano detto immediatamente dopo il voto, sono ora disposti a dar vita ad una maggioranza in cambio di posti nel governo.