di Enrico Oliari

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e quello tedesco Frank-Walter Steinmeier si sono incontrati a Ekaterinburg per discutere in particolare della crisi siriana e della riacutizzazione delle tensioni in Ucraina.

Lavrov ha informato il collega dell’intenzione della Turchia di istituire (finalmente!)due posti di controllo lungo il confine siriano, dopo che negli ultimi anni sono vi sono transitati decine di migliaia di foreign fighter ed ogni genere di materiali.

La questione era stata affrontata il 9 agosto a San Pietroburgo in occasione dell’incontro tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e quello russo Vladimir Putin, ed oggi Lavrov ha voluto ricordare che “Su nostra iniziativa il Consiglio di sicurezza Onu ha adottato la risoluzione 2165, nella quale si parla della necessità di stabilire il controllo sulla fornitura di beni umanitari, in particolare lungo la cosiddetta Strada Castello dalla Turchia (che porta ad Aleppo, ndr.). Con l’accordo di Ankara, in questa risoluzione sono stati individuati due posti di blocco sul territorio turco, dove il personale Onu deve stabilire una presenza di monitoraggio. In uno di questi punti già è presente personale delle Nazioni Unite, mentre il secondo punto ancora non è aperto”. “Abbiamo – ha aggiunto – un accordo con la controparte turca sul fatto che valuteranno le questioni legate all’attuazione della risoluzione”.

Frank-Walter Steinmeier ha insistito sulla situazione umanitaria ad Aleppo, definita “catastrofica”, con “Bambini morti, bombardamenti: tutto ciò non può proseguire”. Le tregue ristrette, cioè quelle di tre ore al giorno proposte (e poco attuate) dalla Russia “sono insufficienti, è necessario aprire corridoi umanitari”.

Lavrov ha ravvisato la necessità che tali corridoi siano aerei, onde impedire ai jihadisti e ai ribelli di continuare a ricevere armi.

I media russi hanno anche riportato una dichiarazione del ministro della Difesa russo Sergei Shoigu, secondo cui presto ad Aleppo potrebbe esservi un’azione militare congiunta di Russia e Stati Uniti contro i jihadisti, ma al momento la cosa non ha trovato conferme a Washington.

Incominciate alcuni mesi fa, le operazioni siriane su Aleppo sono state un attacco preventivo dopo che i satelliti russi avevano permesso di appurare l’ammassamento di jihadisti pronti a lanciarsi in un’offensiva. Si trattava dei miliziani di Jabat al-Nusra (oggi Jabhar Fath al-Sham), diramazione siriana di al-Qaeda e come tale esclusi dalla tregua del 27 febbraio, e dei loro alleati di Jaysh al-Islam e di Ansar al-Sham, i quali, pur sedendo al tavolo delle trattative di Ginevra in forza alla composita delegazione delle opposizioni (Hnc), non hanno rispettato la tregua ed hanno continuano a combattere.

E’ stata invece disattesa la proposta di perdono presidenziale lanciata da Bashar al-Assad per chi si fosse arreso dal 28 luglio entro i tre mesi, la quale prevedeva anche l’apertura di quattro corridoi di cui tre umanitari ed uno a nord per i militari intenzionati a depositare le armi.

Lavrov e Steinmeier hanno anche parlato della riacutizzazione della crisi ucraina, che negli ultimi giorni ha visto l’ammassamento di truppe di Kiev nei pressi del confine della Crimea e il dislocamento della Russia nella penisola, annessa dopo un referendum nel 2014, di missili S-400: gli accordi di Minsk II sono in evidente situazione di stallo, per cui Steimeier ha esposto a Lavrov le preoccupazioni della Germania. Il ministro russo è anche tornato sugli attacchi terroristici sventati nei giorni scorsi in Crimea, per cui apparire – secondo i russi – la responsabilità dei militari ucraini.

Tre giorni ha il premier Medvedev aveva spiegato che “L’indagine è in corso, stiamo raccogliendo tutte le informazioni in materia, che sono un bel po’. Posso solo esprimere rammarico ancora una volta dal momento che questa attività è stata approvato dalla leadership di un paese che è vicino a noi, al di là del fatto che abbiamo attualmente rapporti complicati”. Più esplicito era stato il ministero degli Esteri di Mosca in un incontro con il capo della delegazione dell’Unione europea in Russia, Vygaudas Usackas, al quale “è stata fornita una spiegazione dettagliata del tentativo da parte di funzionari del ministero della Difesa ucraino di portare attacchi terroristici in Crimea”.