di Giulio Terzi di Sant’Agata

Tre terroristi armati di kalashnikov hanno fatto irruzione nella sede di un noto settimanale satirico francese e hanno aperto il fuoco: 12 morti e 8 feriti.

Il sacrificio di uomini liberi, giornalisti di Charlie Hebdo, dimostra come esista un mondo che non si lascia intimidire dal fondamentalismo islamico, antioccidentale e antisemita sempre più dilagante nella nostra Europa. I giornalisti massacrati oggi non hanno mai abbassato la testa. Non hanno mai ceduto alla debolezza conveniente di potersi “occupare d’altro” quando si è minacciati, al timore per se stessi, o per le loro famiglie. Sono veri eroi del nostro tempo. Hanno rischiato consapevolmente la vita per affermare il diritto di tutti ad essere liberamente informati.

L’attacco al cuore della Francia, a Parigi, è un orrendo, barbaro attacco alla libertà di tutti i cittadini dell’Europa, alla libertà di espressione, di parola, di religione e di pensiero. Dobbiamo esserne profondamente consapevoli. Se non c’è conflitto tra Civiltà, c’è sicuramente un’impressionante recrudescenza del terrorismo islamico di confessione soprattutto sunnita, ma anche scita, nell’intimidire, minacciare, uccidere, ridurre al silenzio chiunque intenda contrastare i fondamentalisti.

Stato Islamico (Daesh), al-Nousra, al-Qaeda, al-Sheebab, Boko Haram, Hamas, Hezbollah sono realtà sempre più radicate nel Mediterraneo, in Medio Oriente, in Africa. In Europa queste organizzazioni si avvantaggiano di sostenitori nelle moschee, di mullah e imam che fomentano l’odio; si avvalgono di frontiere porose per gli immigrati clandestini tra i quali si annoverano numerosi fondamentalisti, per non parlare delle centinaia di “reduci” islamisti dalla guerra civile siriana.

Ma c’è un’altra condizione che in Europa gioca fortemente a favore del connubio tra fondamentalismo e terrorismo: la volontà dei governi e di certa opinione pubblica “progressista”, tipica anche del nostro Paese, a voler sempre smorzare i toni, levare cortine fumogene, spendere sempre la tesi che la cultura dell’integrazione, del dialogo, della tolleranza è indiscutibilmente acquisita tra le comunità immigrate, senza mai voler neppure chiedersi quale prevenzione adottare nei numerosi casi in cui avviene il contrario.

Il nostro ministero dell’Interno non pubblica neppure i dati dei più di mille luoghi di culto illegali che i gruppi islamici hanno in Italia. I paesi democratici e liberi dell’Occidente devono ora dimostrare concreta solidarietà alla Francia. Dimostrarla con misure immediate e condivise non soltanto nell’impegno antiterrorista ma anche nell’affrontare le gravi crisi che ci circondano.

Siria, Libia, Iraq, Iran, sono i primi punti in agenda per un 2015 che si apre in modo così drammatico.