di Giuseppe Gagliano –

C’è un momento nella vita di una nazione in cui il passato e il futuro si toccano. Per il Suriname quel momento è arrivato con l’elezione di Jennifer Geerlings-Simons alla presidenza. È la prima donna a guidare il piccolo Paese sudamericano, una novità che suona come un segnale di cambiamento non solo per Paramaribo, ma per un’intera regione che fatica ancora a emanciparsi da vecchi schemi di potere.

Geerlings-Simons, 71 anni, non è una sorpresa. È una figura che ha attraversato tutte le stagioni della politica surinamese sopravvivendo a scandali e crisi con un pragmatismo che i suoi avversari hanno sempre scambiato per opportunismo e i suoi sostenitori per saggezza.

Ex presidente del Parlamento per diversi mandati, ha affinato la sua arte politica in un contesto difficile un Paese di poco più di 600mila abitanti, stretto tra un’eredità coloniale pesante un tessuto sociale fragile e un’economia in costante altalena. La sua carriera inizia tra le fila del Partito Nazionale Democratico NDP, che per anni ha incarnato le contraddizioni del Suriname, da un lato simbolo di stabilità e dall’altro accusato di autoritarismo e corruzione.

Geerlings-Simons ha saputo costruirsi un’immagine di donna di ferro senza mai cedere all’arroganza del potere. Chi l’ha vista all’opera in Parlamento ricorda le sue doti di mediatrice, la capacità di tessere alleanze e soprattutto di mantenere il controllo nei momenti di tensione.

Il Suriname, che le affida oggi la presidenza, non è quello di dieci anni fa. Alle spalle ci sono le proteste popolari per le misure di austerità del predecessore Chandrikapersad Santokhi, e davanti la speranza di un boom petrolifero grazie ai giacimenti offshore che promettono di cambiare la storia economica del Paese entro il 2028. Ma il rischio evidente è che l’oro nero diventi una maledizione invece che una benedizione, alimentando disuguaglianze e nuove dipendenze finanziarie.

Geerlings-Simons ha promesso riforme fiscali e un giro di vite contro l’evasione nell’estrazione aurifera su piccola scala, un settore spesso fuori controllo. Al suo fianco come vicepresidente c’è Gregory Rusland, leader del Partito Nazionale di Riforma NPS, alleato decisivo nella nuova maggioranza parlamentare.

Eppure la sfida più grande sarà politica e culturale. La nuova presidente sa che il suo mandato è simbolico, la prima donna alla guida del Suriname non può permettersi passi falsi.