di C. Alessandro Mauceri –

In Svezia, diversi centri destinati ad accogliere migranti sono stati oggetto di incendi. Tre gli incendi a distanza di pochi giorni uno dall’altro: in una scuola destinata ad accogliere i migranti a Smaland, in un edificio a Arlov Scania, dove erano ospitati i bambini richiedenti asilo e all’interno di un edificio scolastico a Kungsbacka, vicino Goteborg. “Metà dell’edificio è stato danneggiato dal fuoco” ha riferito Mikael Lindgren, capo operatore dei servizi di emergenza Greater Gothenburg. Ancora non certe le cause degli incidenti, ma le autorità ritengono che si tratti dell’ennesimo attacco xenofobico.

Si tratta di eventi non nuovi in Svezia: ad oggi sarebbero almeno 14 i presunti attacchi incendiari sui centri profughi dall’inizio anno. Gli incendi ricordano da vicino quello appiccato alla moschea di Eskilstuna, a un centinaio di chilometri da Stoccolma, e quello del centro islamico di Eslov.

Un clima incandescente che ha esacerbato gli animi. Qualche mese fa la capitale Stoccolma era stata teatro di violenti scontri: centinaia di giovani, per lo più immigrati, per diverse notti aveva infranto vetrine e dato alle fiamme auto: a scatenare gli scontri era stata l’uccisione di un uomo di 69 anni che aveva assalito i poliziotti con un machete.

Fredrik Reinfeldt, ex primo ministro dal 2006 al 2014, ha dichiarato che “Penso che sia pericoloso per tracciare un quadro della Svezia con una capitale separata dalla sua periferia”. Un chiaro attacco politico al suo successore Stefan Lofven, il quale ha dimostrato in più occasioni di aver fatto proprie le richieste di molti svedesi di limitare l’accoglienza dei migranti e che si è sempre dichiarato contrario alle politiche di asilo.

L’esplosione di violenza che sta sconvolgendo la Svezia, una delle nazioni più tranquille d’Europa, secondo alcuni come la giornalista svedese Ingrid Carlqvist sarebbe dovuta alla mancata integrazione dei migranti.