di Valentino De Bernardis –

Pronti, partenza, via, prima promessa mantenuta. In linea con quanto annunciato a margine della cerimonia di insediamento lo scorso 5 novembre, il neopresidente della repubblica, John Pombe Joseph Magufuli , ha presentato giovedì 10 dicembre il nuovo esecutivo pronto a guidare il paese per il prossimo quinquennio. La tradizione di transizioni pacifiche del potere e la celerità nell’adempimento degli obblighi istituzionali sono da sempre due caratteristiche immutabili nel panorama politico della Tanzania (il presidente uscente Jakaya Mrisho Kikwete formò il suo gabinetto quattordici giorni dopo il suo giuramento, mentre solo dodici ne furono sufficienti al predecessore Benjamin William Mkapa).

Alla cerimonia di giuramento del primo esecutivo Magufuli, tenutasi presso la residenza presidenziale della State House di Dar es Salaam, hanno partecipato le più alte cariche istituzionali del paese, come il vicepresidente Samia Suluhu Hassan, il primo ministro Kassim Majaliwa, il Chief Secretary Ombeni Sefue e rappresentati diplomatici stranieri. Un tentativo di rafforzare nella popolazione il sentimento di unità nazionale, tema quanto mai necessario a seguito delle denunce di brogli dell’opposizione e le proteste di piazza scoppiate nell’isola autonoma di Zanzibar dopo l’esito elettorale (non a caso il presidente è nativo nel distretto di Chato nel nord ovest del paese, il vicepresidente di Zanzibar, mentre il primo ministro dalla regione Lindi del sud della Tanzania).

Magufuli ha proposto un esecutivo snello di soli diciannove membri, undici in meno rispetto al precedente, utile nelle intenzioni di rendere più veloce il processo decisionale oltre che a dare un preciso segnale di contenimento dei costi dell’apparato statale. La lista dei ministri comprende:

Ministri di Stato presso l’Ufficio del Presidente (con delega all’amministrazione regionale, enti locali, buon governo e servizio civile): Angellah Jasmine Mbelwa Kairuki e George Boniface Taguluvala Simbachawene

Ministro di Stato presso l’Ufficio del Vice Presidente (con delega Affari dell’Unione e ambiente): January Yusuf Makamba

Ministro di Stato presso l’ufficio del Primo Ministro (con delega agli affari parlamentari, al lavoro e alla gioventù): Jenista Joakim Mhagama

Ministro dell’agricoltura: Mwigulu Lameck Nchemba

Ministero dell’energia: Sospeter Mwijarubi Muhongo

Ministro degli affari costituzionale e di giustizia: Harrison George Mwakyembe

Ministro della difesa: Hussein Ali Mwinyi

Ministro degli esteri: Augustine Philip Mahiga

Ministro della salute: Ummy Ally Mwalimu

Ministro degli affari interni: Charles Muhangwa Kitwanga

Ministro dell’industria, del commercio e degli investimenti: Charles John Poul Mwijage

Ministro dell’informazione, della cultura e dello sport: Nape Moses Nnauye

Ministro dei territori e degli insediamenti: William Vangimembe Lukuvi

Ministro dell’acqua e dell’irrigazione: Makame Mnyaa Mbarawa

Rimangono da assegnare quattro ministeri (Finanze, Educazione-Tecnologia, Trasporti-Comunicazioni, Risorse Naturali) che il presidente Magufuli ha deciso di lasciare vacanti fino a quando non troverà delle personalità adatte per ricoprire questi incarichi. Un governo di continuità con i precedenti governi monocolore del Partito della Rivoluzione (Chama Cha Mapinduzi – CCM), con ben dieci membri riconfermati, sebbene con alterne funzioni.

Questa continuità nell’innovazione è però riuscita ad attrarre i primi segnali di apprezzamento da importanti centri del potere politico-economico del paese, come ad esempio quello della Confederazione delle Industrie della Tanzania (CTI), che attraverso il suo presidente Samuel Nyantahe, ha sottolineato la piena fiducia della CTI nei confronti delle personalità individuate, in particolare per la scelta di Mwijage al dicastero dell’industria.

A far rumore è certamente il ritorno di Muhongo a capo del dicastero dell’energia, dopo aver ricoperto lo stesso incarico fino a gennaio 2015, quando fu costretto a dimettersi a seguito di uno scandalo su un suo possibile coinvolgimento (da lui sempre negato) circa il trasferimento di alcuni fondi pubblici ad un ente privato. Il settore energetico rappresenta certamente uno degli ambiti più delicati del comparto economico del paese, grazie al suo enorme potenziale (con riserve di gas naturali stimate lungo la costa sud in circa 53,2 miliardi di piedi cubi, ma che potrebbero addirittura aumentare), ma anche il più soggetto ad accuse di corruzione. La Tanzania di fatti ha iniziato l’estrazione di piccole quantità di gas naturali all’inizio degli anni duemila, aprendo forti speranze in un rapido sviluppo del paese, che però tarda ad arrivare nonostante tassi di crescita in linea con la media regionale ( 7,2% nel 2013, 6,9% nel 2014, 6,8% nel 2015 e 7% nel 2017 secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale).

A tal proposito, l’approvazione lo scorso 5 luglio di una nuova legislazione circa la ricerca e lo sfruttamento degli idrocarburi funge da architrave per la commercializzazione futura dei gas naturali. La stessa difatti permetterebbe, secondo i piani del legislatore, di stringere nuove alleanze commerciali con quei paesi (India e Cina ad esempio) che hanno un crescente fabbisogno di risorse energetiche, e allo stesso tempo di battere la concorrenza dei suoi vicini costieri (Kenya e Mozambico).

Saranno quindi molte le sfide che la squadra di governo del presidente Magufuli si troverà ad affrontare da oggi lunedì 14 dicembre in avanti, l’aver rispettato la prima promessa (forse la più facile) di formare un governo entro trenta giorni dal suo giuramento rappresenta certamente un buon viatico, ora bisognerà attendere la realizzazione di quelle più ardue fatte durante la campagna elettorale (riduzione della disoccupazione, della povertà diffusa e della carenza di infrastrutture), per le quali trenta giorni certamente non basteranno.

@debernardisv

Le opinioni espresse in questo articolo sono a titolo personale.