di Enrico Oliari

Mercoledì scorso a Davos vi è stato un botta e risposta pubblico fra il ministro degli Esteri iraniano Mohamad Javad Zarif e il principe saudita Turki al-Faisal, i quali si sono sostanzialmente accusati a vicenda di avere le loro longae manus protese sull’area mediorientali, a partire dai conflitti in corso di Siria, Yemen e Iraq. Tra le varie il saudita ha fatto notare che l’Iran ha 10mila pasdaran impegnati in Siria, mentre il ministro di Teheran gli ha ricordato i bombardamenti sauditi in corso sullo Yemen.

Fonti hanno tuttavia riferito di un duro battibecco a porte chiuse di cui si conoscono poco i particolari, ma è certo che la tensione resta altra fra le due potenze regionali, non solo per l’esecuzione dell’imam sciita Nimr al-Nimr, ma anche per i molti tentativi di Riyad di bloccare l’accordo sul nucleare iraniano e di escludere dalle trattative sulla Siria la delegazione della Repubblica Islamica.

Potrebbe tuttavia avere un effetto positivo sulla complessità della situazione l’arresto di oggi in Iran di un centinaio di persone coinvolte nell’attacco all’ambasciata saudita e nell’incendio del consolato a Mashad del 2 gennaio, cosa peraltro immediatamente garantita dalle autorità di Teheran, ed un portavoce della polizia ha affermato che “l’attacco all’ambasciata saudita è stato condannato da tutti i responsabili iraniani e subito abbiamo preso misure”, con riferimento alle dichiarazioni dell’ayatollah Ali Khamenei e del presidente Hassan Rohani. Ha poi aggiunto che un uomo, “che aveva dato ordini ad alcuni individui che poi si erano introdotti nella sede diplomatica”, è stato tratto agli arresti “all’estero”, senza tuttavia entrare nei particolari. Una parte degli arrestati sono stati liberati dopo essere stati interrogati.

Al momento le relazioni diplomatiche fra i due paesi sono sospese; la decisione dell’Arabia Saudita di richiamare il proprio ambasciatore è stata seguita anche da altri paesi tra cui Sudan, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein, mentre da subito Teheran ha bloccato i pellegrinaggi alla Mecca, ha sospeso i rapporti commerciali ed i voli aerei.

Fonti diplomatiche riferiscono che sia la Russia che gli Stati Uniti stiano spingendo per uno stemperamento della tensione rispettivamente sull’Iran e sull’Arabia Saudita, viste le gravi crisi e le guerre in atto nell’area.