di Enrico Oliari –
Tensione alle stelle nel mar del Giappone a causa delle isole contese: pochi giorni fa l’argomento dei dissapori erano le isole Takeshima, visitate dal presidente della Corea del Sud Lee Myung-bak nonostante le esortazioni del ministro degli Esteri nipponico Koichiro Gamba a non compiere il viaggio. Oggi si è riaccesa la questione delle isole Senkaku, disabitate come le Takeshima, ma ricche anch’esse di gas: sia il Giappone che la Cina le considerano proprio territorio e recentemente la polizia giapponese aveva arrestato cinque attivisti cinesi che si erano recati sugli scogli.
A gennaio alcuni responsabili dell’Assemblea municipale di Ishigaki (Okinawa), erano arrivati sulle isole e a luglio, nel continuo scambio di proteste diplomatiche, Tokyo aveva proposto a Pechino persino di acquistare gli scogli di Senkaku, chiamati in cinese “Diaoyu”.
Il rifiuto della Cina, unito alle dichiarazioni forti, ha portato oggi il Giappone ad inviare alle Senkaku una flotta di una ventina di navi. Il convoglio è partito alle 20.30 (orario locale, 13.30 in Italia) dall’isola di Ishikagi, estremo sud del Giappone ed ora è da aspettarsi la riposta di Pechino, che già in precedenza aveva aveva chiesto con fermezza al Giappone di “cessare immediatamente ogni azione che portasse danno alla sua sovranità territoriale”.
Nei giorni scorsi, in concomitanza con le polemiche sulle isole contese, sia la Corea del Sud che la Cina avevano rinfacciato al Giappone il colonialismo nella zona degli Anni Trenta e Quaranta e i fatti di sangue ad essi collegati: un atteggiamento specialmente da parte della Cina quanto meno subdolo, se si pensa a ciò che è accaduto in Tibet o al neocolonialismo economico adottato da Pechino che sta, di fatto, mettendo in ginocchio l’Africa.

