di Giacomo Dolzani –
Si alza di nuovo la tensione tra Juba e Khartoum: a poche ore dal vertice tra i presidenti dei due paesi, che si dovrebbe tenere domani ad Addis Abeba, il portavoce dell’esercito sudsudanese, Philip Aguer, afferma che l’aviazione sudanese, in contemporanea alle truppe di terra (Sudan Armed Forces), ha attaccato la regione di Raja, nello stato di Bahr el-Ghazal Occidentale, nel nord-ovest del Sud Sudan, dove già da tempo erano in corso frequenti scaramucce tra i due eserciti.
A dire del governo di Juba, che ha definito questi atti di violenza un “atteggiamento di guerra senza provocazione”, l’attacco militare odierno non ha alcuna giustificazione ed è un atto di deliberata aggressione, per questo Barnaba Marial Benjamin, ministro dell’Informazione del Sud Sudan ha invitando l’Unione Africana e le Nazioni Unite a condannare l’atteggiamento di Khartoum, in nome della pace.
Gli accordi scaturiti mesi fa dai vari vertici, tenutisi nella capitale etiope sotto l’egida dell’Unione Africana e dell’Onu, tra i due presidenti, Salva Kiir e Omar al Bashir, in cui ci si impegnava a mettere fine alle ostilità, a trovare un accordo sui confini e sulla spartizione dei proventi del petrolio ed a creare una zona cuscinetto smilitarizzata tra le due nazioni, sono per ora rimasti solo sulla carte, come buoni propositi per il futuro.
Una pace duratura sembra infatti un’utopia per uno dei paesi più poveri del mondo, forse il più disastrato in assoluto, e in contemporanea uno dei più ricchi di risorse naturali, in cui agli attacchi dei vari gruppi armati ribelli, che imperversano sul territorio nazionale, si aggiungono le bombe sganciate dagli aerei dei paesi confinanti.

