di Guido Keller

E’ tensione palpabile fra la Colombia e il Venezuela dopo la decisione del presidente venezuelano Nicolas Maduro di chiudere alcuni tratti di frontiera, un gesto al quale è seguito il reciproco ritiro degli ambasciatori: nelle intenzioni del successore di Chavez vi è quella di chiudere la strada ai contrabbandieri e alle bande armate criminali che di fatto hanno in mano la zona a ridosso della frontiera, ma la cosa si è tradotta come un dramma per le popolazioni di frontiera specialmente colombiane, costrette a lasciare le proprie abitazioni al di là del confine.

Per Caracas “La chiusura dei tratti di frontiera decretata da Maduro è non solo cosa buona e giusta, ma addirittura indispensabile, per proteggere Paese e popolazione dalla minaccia di contrabbandieri e gruppi paramilitari che fanno il bello e il cattivo tempo al confine con la Colombia”.

Nella capitale venezuelana vi sono state manifestazioni a sostegno della decisione del presidente e viene ripetuto che i colombiani hanno lasciato volontariamente le proprie abitazioni; i residenti colombiani che sono dovuti rientrare nella madre patria parlano invece di violenze e di allontanamenti con la forza, e la testimonianza di uno di loro ripresa da Diego Giuliani per Euronews indica che “E’ tardi ormai per una soluzione diplomatica. Il danno è fatto: ci hanno cacciati, costretti ad abbandonare le nostre case e a lasciarci tutto alle spalle. E’ un’ingiustizia, una crudeltà per noi colombiani”.

Secondo la stampa colombiana i militari venezuelani avrebbero distrutto le case dei residenti ed esercitato la forza per allontanare chi vi abitava, ma le autorità di Caracas hanno riferito di una decina di abitazioni distrutte in quanto appartenenti a contrabbandieri e malavitosi.

Il ministro degli Esteri colombiano Maria Angela Holguin ha chiesto che “Una commissione dell’Unasur vada a vedere quello che sta succedendo, ma noi vogliamo che lo faccia subito, e non che si aspettino altri dieci giorni, mentre continua a crescere l’ondata di colombiani che scappano impauriti”. Ha quindi aggiunto che il suo governo “non si è mai opposto alla deportazione di persone che si trovano in situazione irregolare, ma il modo in cui vengono trattati è qualcosa che la Colombia non può tollerare né ammettere”.

Con una nota la Repubblica Bolivariana del Venezuela riporta la sua posizione:

Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela rifiuta categoricamente il tentativo fallito del governo della Repubblica di Colombia di confondere e cercare di spostare l’attenzione sulla responsabilità internazionale del suo governo.

Il Venezuela ha accolto con la maggiore solidarietà e protezione più di cinque milioni di colombiani che sono migrati in Venezuela per propria scelta, motivati dalle difficili condizioni storiche, a causa del conflitto armato interno che la Colombia soffre da decenni. Questione nota dall’Ufficio dell’Alto Commissariato per i rifugiati dell’Onu.

L’indifferenza della Colombia distoglie l’attenzione da altri problemi originati in quella nazione. Questi atteggiamenti compromettenti, rappresentano una grave e aperta violazione ai diritti del popolo. L’amministrazione colombiana attraverso l’abbandono e permissività ha consentito il violento e smisurato contrabbando di estrazione a tutti i livelli, privando il popolo venezuelano – inclusi i colombiani residenti in Venezuela – di alimenti, medicine e ogni tipo di bene, come veicoli, combustibile, energia, e che per assurdo, viene fomentato dall’incursione violenta dei gruppi paramilitari provenienti da lì, prevaricando gravemente i diritti della popolazione nella frontiera e il suo diritto allo sviluppo.

Il nostro governo, stanco di attendere una soluzione responsabile del governo Colombiano, e nel pieno esercizio del suo dovere costituzionale di tutela dei diritti di tutti i venezuelani, ha dovuto dichiarare uno stato d’emergenza in alcuni nostri municipi, provvedendo alla chiusura provvisoria della frontiera, per affrontare la minaccia della violenta incursione paramilitare e l’organizzazione di attentati socioeconomici: contrabbando d’estrazione dei suoi alimenti, medicine e beni, cambio illegale della moneta venezuelana, che a portato ad un uso criminale dei vantaggi del cambio di valuta per l’acquisto di beni di prima necessità a bassissimo costo. Questi beni sono messi a disposizione con grande sforzo dal governo venezuelano per garantire l’alimentazione e il benessere della popolazione.

Il Venezuela ribadisce che la sua solidarietà internazionale non ha avuto limiti, e tantomeno ne avrà con il popolo colombiano. In questo modo il governo della Colombia non potrà occultare la politica venezuelana dettata dalla sincera accoglienza storica dell’immigrazione colombiana, né potrà sottovalutare i programmi di protezione dei profughi in fuga dalla violenza di quel paese, così come stabilito da Unhcr, prestati efficacemente da anni a migliaia di colombiani.

Basti pensare alla relazione della Commissione Interamericana dei Diritti umani del 1991 sulla mattanza perpetrata sulla regione colombiana di Riofrio, in cui si riconosce la responsabilità dello Stato colombiano, dovuto al fatto che quella grave violazione dei diritti umani fu eseguita dalle forze paramilitari coordinate dagli agenti dello Stato colombiano.

Il Venezuela ribadisce al governo della fraterna Repubblica di Colombia, che le misure sovrane messe in atto sono conseguenza dell’applicazione dei protocolli legali e costituzionali in difesa dei diritti di tutti i cittadini.

Nonostante ciò deve rimanere chiaro che la fraterna accoglienza venezuelana, non include né permetterà che gruppi di delinquenti esistenti sulle frontiere, conosciuti come “paramilitari” o altri gruppi violenti provenienti da quella nazione, entrino in Venezuela per commettere crimini o abbiano atteggiamenti che attentino alla pace e alla sicurezza della nostra popolazione.

Il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela si aspetta dal governo della Repubblica di Colombia che adempia sinceramente ai suoi impegni in rispetto dei diritti umani e internazionali tramite un profondo processo di valutazione di questa realtà e presenti un piano di lavoro dettagliato e strutturato per affrontare in modo immediato, ai gravissimi problemi riferiti di migliorare l’intesa nella gestione della soluzione più costruttiva.

Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha organizzato negli ultimi giorni un incontro bi-nazionale tra i ministri degli Affari Esteri per discutere, con franchezza e apertamente, la grave situazione venutasi a creare sul confine.

Il Venezuela non soltanto ha sempre collaborato e appoggiato la Colombia, ma ha ricevuto per decenni, e con la più grande disponibilità, milioni di colombiani che oggi sono residenti in territorio venezuelano, così come ha dato asilo a migliaia di sfollati a causa della violenza paramilitare. Questione ben documentata dalle Nazioni Unite nella relazione del 2015 e definita come il secondo più grande sfollamento forzato verificatosi negli ultimi anni, contando oltre 110.000 persone.

Nella speranza che a motivare le azioni del governo colombiano non sia soltanto la manipolazione di una situazione costruita esclusivamente dalla negligenza dei precedenti governi colombiani, ma sia spinto dalla responsabilità oggettiva che gli corrisponde a livello internazionale per aver abbandonato e disatteso da decenni e sistematicamente il suo popolo e, che oggi cerca di occultare sotto una falsa indignazione che mira a spostare la responsabilità della Colombia, al paese che ha storicamente sostenuto il suo popolo, il Venezuela”.