di Marco Paganelli –
Mattinata intensa per papa Francesco nella sua terza e ultima giornata in Turchia, dove ha presenziato alla liturgia presieduta dal patriarca Bartolomeo I nella chiesa di san Giorgio a Fanar, ad Istanbul.
Il santo padre ha tenuto un discorso in cui ha sottolineato la necessità di affrontare i problemi della malnutrizione, della disoccupazione e dell’esclusione sociale in quanto possono “indurre ad attività criminali e perfino al reclutamento di terroristi”, invitando tutti i cristiani a “sconfiggere insieme la globalizzazione dell’indifferenza” mediante “una comunione” tra cattolici e ortodossi che non implica “né sottomissione l’uno dell’altro, né assorbimento, ma piuttosto l’accoglienza di tutti i doni che Dio ha dato a ciascuno per manifestare al mondo intero il grande mistero della salvezza”.
Il suo interlocutore ha espresso il medesimo concetto riconoscendo come il pontefice insegni con i suoi discorsi e la semplicità di vita “l’umiltà e la fiducia verso tutti”.
La necessità di entrambi di raggiungere la “comunione” sottolinea come non ci sia una volontà, da parte loro, di effettuare una suddivisione del potere dal punto di vista geopolitico ma di condividere i carismi donati da Dio per creare un’unica dimensione autenticamente cristiana.
Essi hanno benedetto, al termine del rito (Francesco in lingua latina e Bartolomeo in quella greca) i fedeli, hanno firmato poi una dichiarazione congiunta per esprimere la loro preoccupazione ” per la situazione in Iraq, in Siria e in tutto il Medio Oriente”, auspicando “la risoluzione dei conflitti tramite il dialogo e la riconciliazione” e sottolineando al contempo come le autorità di quelle zone debbano consentire ai cristiani di “rimanere nella loro terra natia”.
Il documento afferma inoltre l’impegno all’unità di tutti i cristiani (soprattutto quella tra i cattolici e gli ortodossi) anche mediante il dialogo teologico presso la Commissione Mista Internazionale istituita ad al Fanar trentacinque anni fa dal patriarca ecumenico Dimitrios e da papa Giovanni Paolo II.
Bergoglio ha incontrato dopo pranzo, nel giardino della rappresentanza pontificia, alcuni profughi iracheni e siriani assistiti dall’Oratorio salesiano di Istanbul, invitando la comunità internazionale a migliorare le condizioni di vita di queste persone disagiate e ad attuare una maggiore convergenza per porre fine ai conflitti in quei luoghi.
Egli, prima di partire per l’’Italia poco dopo le 16.00, ha visitato in ospedale il patriarca armeno ortodosso che è in coma da molti anni e, giungendo all’aeroporto Ataturk della città, è stato accompagnato da Bartolomeo I che, altrettanto insolitamente, lo aveva accolto nel momento in cui è iniziata tre giorni fa una delle più complicate missioni apostoliche da quando è stato eletto al soglio di Pietro.
Papa Francesco ha tenuto una conferenza stampa durante il suo viaggio di ritorno in Vaticano di 45 minuti , nella quale ha chiesto a tutti i leader islamici di condannare esplicitamente il terrorismo, poiché non tutti i fedeli di quella religione agiscono in tale modo, così come la maggior parte dei cristiani non sono fondamentalisti; ha quindi espresso il desiderio di recarsi in Iraq, ma attualmente non vi sono le condizioni istituzionali adatte; Ha detto di avere pregato presso la Moschea Blu per la pace, ribadendo che si sta combattendo a pezzi “una terza guerra mondiale” causata da “inimicizie, problemi politici ed economici”; pertanto è necessario “salvare questo sistema dove il dio denaro è al centro e non la persona umana”.
Il pontefice ha parlato inoltre dell’urgenza di bloccare il traffico d’armi che genera nuovi conflitti portando l’esempio della crisi siriana dello scorso anno causata dall’accusa dell’Occidente relativa al possesso di quelle chimiche del regime di Damasco chiedendosi “chi le ha vendute? Forse alcuni degli stessi che l’ accusavano di averle; su questo affare delle armi c’è tanto mistero” accennando successivamente anche al tema degli ordigni atomici sostenendo che “l’umanità non ha imparato nulla da Hiroshima e Nagasaki”.
Egli ha espresso pure la volontà di incontrare, appena possibile, il patriarca di Mosca Kirill auspicando, infine che si apra al più presto la frontiera turco-armena aggiungendo: “so che ci sono problemi geopolitici che non facilitano l’apertura. ma dobbiamo pregare e aiutare che questo si faccia. L’anno prossimo si faranno tante cose per celebrare il centenario ma è importante che si vada avanti anche con piccoli gesti”.

