di Guido Keller

Con la conferenza stampa congiunta si è concluso a Ginevra l’incontro fra il ministro egli Esteri russo, Serghei Lavrov, e l’omologo statunitense John Kerry, dove è stata giocata la carta diplomatica per fermare l’attacco di Washington alla Siria, ovvero la richiesta al regime di Bashar al-Assad, subito accolta dagli interessati, di porre le armi chimiche sotto il controllo della comunità internazionale per poi essere distrutte.

L’intesa prevede che la Risoluzione che verrà presentata alle Nazioni Unite conterrà comunque la minaccia dell’intervento contro il regime, cosa che Damasco potrà evitare consegnando entro una settimana la lista completa sul numero e tipo di armi chimiche di cui è in possesso e consentendo agli ispettori di entrare in tutti i siti di stoccaggio delle micidiali armi.

Il ministro russo ha ribadito che l’organizzazione per la Proibizione di Armi Chimiche (Cac) dovrà approvare la proposta russo-statunitense e a quel punto potrà essere deciso il calendario per la consegna delle armi.

Mentre si procederà sulla questione delle armi chimiche, riprenderà anche la preparazione del più volte annunciato e poi annullato vertice del “Ginevra 2”, al quale siederanno le parti per cercare di arrivare ad un accordo di pace o quantomeno di tregua. All’incontro era presente anche il ministro degli esteri siriani Walid al-Muallem.

Da Istanbul è intervenuto il presidente del Consiglio superiore militare dell’opposizione siriana, Salim Idriss, il quale ha bocciato l’accordo sulle armi chimiche raggiunto a Ginevra tra Usa e Russia in quanto “non risolve la crisi”, mentre il presidente Barak Obama da Washington ha fatto sapere che “Dobbiamo vedere azioni concrete per dimostrare che al-Assad è serio sulla possibilità di consegnare le armi chimiche: poiché questo piano è emerso solo con la credibile minaccia all’intervento militare statunitense, manterremo la nostra opzione militare nella regione per tenere ancora sotto pressione il regime di al-Assad”.