Ansa –
Due soldati sono morti e altre sei persone sono rimaste ferite ieri nell’estremo sud della Thailandia, in un’ondata di attacchi da parte di presunti ribelli separatisti in un’area dove il conflitto ha causato oltre 5.500 morti dal 2004 a oggi, e neanche la recente apertura di negoziati sembra arginare le violenze. Lo ha annunciato oggi la polizia thailandese. I militari sono stati uccisi da una bomba esplosa mentre arrivavano come rinforzi dopo un attacco a colpi di arma da fuoco, parte dei 32 attacchi e agguati – ordigni, incendi e sparatorie – registrati ieri nella provincia di Pattani, una delle tre piu’ interessate dalla guerriglia. A marzo, in Malaysia sono iniziati i primi storici colloqui di pace tra esponenti del governo di Bangkok e uno dei principali gruppi ribelli che operano nella regione. Nonostante l’ottimismo delle due parti, dopo anni di mancato dialogo, molti analisti rimangono scettici anche a causa della difficolta’ nell’individuare i veri mandanti delle violenze, nella galassia dei movimenti ribelli operanti. Le tre province di Pattani, Yala e Narathiwat – dove la maggioranza della popolazione e’ di religione musulmana ed etnia e dialetto malay – facevano parte di un ex sultanato annesso dall’allora Siam nel primo Novecento. Da allora costituiscono una specie di enclave nella Thailandia al 97 per cento buddista ed estremamente centralizzata dal punto di vista amministrativo; il conflitto separatista appare motivato da una richiesta di maggiore riconoscimento e autonomia, piu’ che da un collegamento al terrorismo islamico internazionale.

