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Era vedova e madre di quattro bambini: si e’ data fuoco ed e’ morta per chiedere il ritorno in Tibet del Dalai Lama. L’ennesimo caso di immolazione e’ avvenuto oggi nel Sichuan, la provincia del sudovest della Cina dove e’ forte la presenza di tibetani. A darne notizia e’ stata la Ong Free Tibet anche se non ci sono conferme ufficiali. La donna, Rinchen, 32 anni, si e’ uccisa vicino al monastero Kirti nella citta di Aba, chiedendo il ritorno in Tibet del Dalai Lama, la guida spirituale dei tibetani. La vittima era madre di quattro bambini: il piu’ grande aveva 13 anni e il piu’ piccolo era nato da pochi mesi. Secondo alcuni testimoni, la donna ha gridato alcuni slogan mentre si dava fuoco: ”Ritorno di sua santita’ in Tibet” e ”Abbiamo bisogno di liberta’ in Tibet”. ”E’ morta sul posto, secondo i testimoni. I cittadini e i monaci hanno poi trasportato il corpo nel monastero”, ha raccontato Zorgyi, un ricercatore tibetano in esilio a Dharamsala, in India. Secondo i gruppi di difesa dei diritti dell’uomo, almeno 23 persone, in maggioranza monaci buddisti, si sono immolati con il fuoco in un anno nelle regioni vicine al Tibet con una forte popolazione tibetana, soprattutto nel Sichuan, per protestare contro la repressione cinese nei confronti di questo popolo e della sua cultura. Le autorita’ cinesi stanno cercando di evitare problemi con l’avvicinarsi dell’anniversario dell’esilio del Dalai Lama, avvenuto nel marzo del 1959. Nel 2008 in occasione di quella ricorrenza le manifestazioni dei monaci buddisti a Lhasa, capitale del Tibet, degenerarono in disordini che si estesero anche alle vicine province cinesi con forte presenza tibetana. Il capo del Partito Comunista Cinese in Tibet, Chen Quanguo, ha dato l’ordine di rafforzare i controlli su Internet e telefoni cellulari in questo periodo, secondo i media ufficiali cinesi. Diverse agitazioni si sono verificate negli ultimi mesi in diverse localita’ delle regioni nel sud-ovest del Paese con elevata popolazione tibetana dove vige il controllo delle autorita’ con un regime quasi di legge marziale. Secondo i gruppi di difesa dei diritti dell’uomo, numerosi tibetani partiti per l’India nel gennaio scorso con un passaporto valido per seguire gli insegnamenti del Dalai Lama sono stati sottoposti al loro ritorno in Cina a una campagna di ”riabilitazione”.