di C. Alessandro Mauceri –
Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha comunicato di aver nominato Michel Barnier “consigliere speciale per la Politica europea di sicurezza e di difesa”. “Grazie alla vasta esperienza maturata nel settore della sicurezza e della difesa, Michel Barnier è la persona giusta per consigliare sia me sia l’Alta rappresentante e vicepresidente Federica Mogherini su queste materie così importanti per il futuro dell’Europa”, ha spiegato Juncker. In realtà molti hanno fatto notare che l’esperienza di Barnier nel settore della difesa è alquanto limitata: ha ricoperto il ruolo di Commissario europeo nelle Commissioni con Prodi e con Barroso II, ma si è occupato di difesa solo in qualità di membro del gruppo di lavoro sulla difesa europea nel Praesidium della Convenzione sul futuro dell’Europa.
La nomina di un “consigliere speciale” è stata vista da molti come il commissariamento dell’Alto commissario Ue per la Politica Estera, Federica Mogherini. Già da tempo circolavano voci sulla possibilità di trovare una soluzione “alternativa” per la gestione di problemi delicati di politica estera. Aveva già destato sorpresa che i rapporti con l’Iran erano stati lasciati nelle mani del predecessore della Mogherini, Catherine Ashton. E anche il fatto che la Mogherini non era stata invitata a partecipare ai negoziati delle scorse settimane sulla questione Ucraina (erano presenti Merkel e Hollande) era apparso anomalo.
Inoltre il ruolo di “consigliere” non è previsto da alcun Trattato Ue. Ma non basta: le competenze in materia di Sicurezza e Difesa non sono di pertinenza della Commissione Europea, ma del presidente del Consiglio Ue, che dall’1 dicembre 2014 è il polacco Donald Tusk.
Il fatto che Junker abbia deciso di conferire l’incarico di consulente a Barnier equivale a fare della Mogherini una “shadow minister”, come si usa dire nel burocratese europeo. Lo stesso Junker ha ricordato che “all’entrata in carica dell’attuale Commissione abbiamo dichiarato che l’Europa avrebbe dovuto essere resa più forte in termini di sicurezza e difesa”. È per queste ragioni che, secondo Junker, Michel Barnier “è la persona giusta per consigliare sia me sia l’Alta rappresentante Federica Mogherini su queste materie così importanti per il futuro dell’Europa”.
Da parte sua la Mogherini ha cercato di gettare acqua sul fuoco: “Resta ovviamente nelle mie mani tutto ciò che il Trattato dà alla mia funzione, ovvero la guida della politica estera, di sicurezza e di difesa dell’Ue”. “Oggi è stato chiarito in sala stampa a Bruxelles che la nomina di Barnier è stata non soltanto concordata con me dal presidente Junker – ha aggiunto – ma è anche relativa ad una funzione che Barnier eserciterà e cioè di consiglio, di sostegno e di advisor al presidente su quelle parti sulle quali la commissione Ue ha una competenza specifica in tema di difesa, che è la parte industriale e di ricerca”. L’ex responsabile della Farnesina ha detto che farà “gioco di squadra”. La decisione di Junker invece ha di fatto messo da parte Mogherini.
Una scelta, quella presa dal presidente della Commissione Europea, dal peso politico non indifferente: Barnier appartiene allo stesso gruppo politico di Juncker, il Ppe, mentre la Mogherini appartiene al Pse.
La nomina della Mogherini, poco più di tre mesi fa, durante il semestre di presidenza europea dell’Italia, fu presentata dal premier italiano Matteo Renzi, come un grande successo diplomatico. Dopo la presidenza della Commissione e del Consiglio, quella di Alto commissario Ue per la Politica estera è la terza carica più prestigiosa nell’Ue. Un ruolo che, però, è importante solo sulla carta: l’Unione europea, infatti, non ha una vera politica estera comune e l’Alto rappresentante non ha il potere di un ministro degli Esteri dei Paesi europei. Quella di “Pesc”, come viene definito, è più una carica formale, una sorta di contentino per chi, come l’Italia, è stato tagliato fuori dai veri incarichi di potere (come quelli dei commissari dal peso economico rilevante).
Lo dimostra l’assenza di questa figura in tutte le decisioni rilevanti, come pure il fatto che quando il presidente Junker ha deciso di fare qualcosa di concreto, ha creato una nuova figura ad hoc, invece di investire di questo ruolo l’Alto commissario UE per la Politica Estera.

