di Guido Keller –
Se ha prodotto qualcosa l’incontro a Berlino fra il premier greco Alexis Tsipras e la cancelliera Angela Merkel, non è stato di certo in merito alla questione del prestito.
Le parole, infatti, sono quelle di sempre, con Merkel che dice che “Vogliamo che la Grecia sia forte economicamente, che cresca e che venga fuori dall’alta disoccupazione” e in particolare “da quella giovanile”, cose che “richiedono riforme strutturali e finanze pubbliche solide”, e Tsipras, che le risponde di essere pronto a rispettare gli impegni previsti dai trattati a patto che ci sia giustizia sociale, perché “l’austerità non ha prodotto i risultati attesi”.
D’altronde l’alternativa è l’uscita del paese dall’euro, cosa che non annichilirebbe il debito dovuto ai prestiti della Troika (Bce, Ue, Fmi), che complessivamente arriva quasi a 240 miliardi di euro (Italia terzo finanziatore), come neppure la necessità che vengano realizzate riforme strutturali e una vera lotta all’evasione.
Tsipras ha sostenuto che è necessario evitare divisioni, mentre vanno cercate soluzioni “che portino benefici sia alla Grecia che all’Europa”.
Astutamente il premier greco si è presentato a Berlino con la lista degli interventi da proporre ed adottare, cosa che non aveva nel vertice europeo di tre giorni fa, ma Merkel ha messo le mani avanti e, per evitare una situazione imbarazzante che l’avrebbe indicata come decisionista al posto di Bruxelles, ha affermato che “Non spetta alla Germania valutare il pacchetto di riforme della Grecia, questo è il ruolo dell’intero Eurogruppo”, dove “la Germania conta un voto”. Il premier ellenico non ha quindi potuto neppure aprire la valigetta.
Tsipras ha poi voluto sottolineare che “i greci non sono fannulloni”, come spesso vengono dipinti dalla stampa tedesca, come pure che “non è la Germania la responsabile della crisi greca”.
E visto che c’era ha tirato nuovamente fuori la questione dei risarcimenti di guerra, già rispolverata nei giorni scorsi quando la tensione fra i due paesi era salita, ma per la quale il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, aveva già risposto che “è stata chiusa da tempo”, per cui “Dovremmo concentraci sulle questioni attuali e su ciò che speriamo sia un buon futuro per i nostri due paesi”. Nonostante ciò il premier greco ha detto a Merkel che nessuno vuole confiscare i beni della Germania in Grecia, ma la questione va “affrontata da entrambe le parti” come “problema non materiale ma morale, per superare per sempre fascismo e nazismo e fare in modo che i totalitarismi non tornino mai più al potere”. Merkel non si è fatta cogliere alla sprovvista e in modo deciso ha risposto che la questione dei risarcimenti è “chiusa dal punto di vista sia giuridico sia politico”, per quanto la Germania sia consapevole delle atrocità commesse e non neghi il dialogo fra i due paesi.

