di Guido Keller –
Ritorna l’ombra dell’austerità sulla Grecia, dopo che Tsipras ha tentato di fare la voce grossa a Bruxelles. D’altronde stipendi e conti pubblici non si pagano con gli slogan elettorali, per cui le trattative con l’Eurogruppo, interrotte bruscamente dallo stesso premier greco, il quale aveva affermato che “Non firmeremo il proseguimento del piano di aiuti neppure con una pistola alla tempia”, sono riprese e destinate a giungere a una sorta di “compromesso obbligato”. Una soluzione per cui Atene dovrà accettare l’estensione di sei mesi del piano di salvataggio della troika, senza fiatare, e con al massimo qualche flessibilità di carattere secondario.
“Tutto è nelle mani di Atene”, ha avvertito il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, “non esiste un piano B”.
Ora la delegazione greca, guidata dal ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, deve dare entro domani una risposta in vista delle trattative che dovrebbero riprendere venerdì e quindi permettere che sulla penisola ellenica piovano altri 65 miliardi di euro, che si vanno ad aggiungere ai 238 finora versati, di cui 40 miliardi dati dall’Italia.
L’alternativa è l’uscita dall’euro, Fuori discussione”, secondo il ministro delle Finanze italiano, Pier Carlo Padoan, concetto ribadito anche Schaeuble, il quale ha affermato che il “governo greco è irresponsabile, ma parlare di Grexit non ha senso. Vogliamo che l’Eurogruppo resti unito, ma dipende solo dalla Grecia”.
Tuttavia se tutti spingono perché la Grecia accetti l’estensione del programma di aiuti per altri sei mesi, ovviamente alle condizioni della tanto odiata troika, Tsipras da Atene ha fatto sapere che “La Grecia non ha fretta e non accetterà compromessi”.
Intanto la gente fa la fila al bancomat: dall’inizio dell’anno sono già stati ritirati 20 miliardi di euro.

