di Giuseppe Ianniello –

Ci vorrà tempo perché la Tunisia si possa riprendere dall’attacco al Museo del Bardo dello scorso 18 marzo, costato la vita a 23 persone di cui molti turisti stranieri. La popolazione è visibilmente preoccupata, ma non è intenzionata a perdersi d’animo. Anzi. Subito dopo i fatti, grazie ad un tam-tam sui social network, tanti si sono riuniti per manifestare la loro rabbia in gruppi spontanei, fino alla manifestazione di oggi. D’altronde quelli che sono scesi in piazza sono gli stessi della primavera araba, della rinascita e della democrazia.

L’atto terroristico, tuttavia è andato diretto verso tutti gli sforzi fatti fino ad ora. “Sono molto preoccupata per quello che è successo nel mio paese. Sicuramente le conseguenze maggiori le riceverà l’economia, per questo dico che il 2015 sarà un anno catastrofico per la Tunisia. Se i terroristi hanno agito con lo scopo di spaventare gli stranieri, beh, lo hanno raggiunto”. Sono le parole di una ragazza Tunisina che, nel momento dell’attentato, si trovava nei pressi del museo.

Vittima dell’attacco è un paese considerato un “contro-modello”, ovvero un territorio che riflette come la democrazia sia perfettamente compatibile con la cultura islamica. Concetto, questo, inconcepibile per i jihadisti.

Già nella giornata di ieri un centinaio di persone si sono ritrovate sul luogo della strage. Anche se il posto era circondato da forze dell’ordine, giornalisti, camionette e deputati, loro hanno deciso di riunirsi ora più che mai, anche per far sentire la loro vicinanza all’esercito e a tutte le persone che quotidianamente contribuiscono a combattere la minaccia terroristica. Stessa cosa è successa davanti al teatro municipale della città, tanti cittadini, rappresentanti dei sindacati, esponenti di partito come quelli di Ennahda, il partito islamico-moderato, e tanti giovani. Mohamed, 20enne tunisino era lì, e ricorda come nell’ultimo periodo abbiano avuto molti controlli da parte delle forze dell’ordine. “Questo è sicuramente buono per la nostra sicurezza”- spiega – “ma penso che quello che è accaduto avrà ripercussioni dannose sul turismo”. “Quello che è successo mi ha toccato nel profondo” – racconta l’architetto 41enne Chiraz – ,“sono veramente preoccupato per la Tunisia, questo non è che l’inizio”.

La città che dimostrava la possibilità di un paese mussulmano di dotarsi di una costituzione moderna dove le donne hanno gli stessi diritti degli uomini si ritrova ad essere oggi una città che deve ricominciare daccapo.

L’aria che si respira infatti è pesante e sono in molti a dare la colpa di quanto accade al vecchio governo, che avrebbe lasciato molto campo ai terroristi.

“Io sono con il presidente Essebsi e questo è un duro colpo che arriva dopo le elezioni” si sente tra i manifestanti. I tunisini però hanno paura e si ritrovano nuovamente ad avere a che fare con lo stereotipo degli arabi che possono scegliere solo tra due tipi di governo, la dittatura militare o la tirannia islamista.