di Ismahan Hassen –

Dopo le numerose manifestazioni anti-governative che avevano preso avvio lo scorso 23 ottobre, giorno del secondo anniversario delle prime elezioni post-rivoluzione in Tunisia, ma soprattutto in seguito ai numerosi episodi di violenza che hanno scosso l’intera popolazione, hanno finalmente preso il via i colloqui politici tra la coalizione di governo, l’opposizione e i mediatori della società civile.

Così, a seguito di una dichiarazione del primo ministro tunisino Ali Laraayedh, che ha annunciato a chiare lettere il suo impegno a dimettersi, il dialogo nazionale in Tunisia pare dirsi ufficialmente iniziato. 

I rappresentanti dei maggiori partiti politici del Paese, infatti, hanno dato avvio alle prime discussioni nel tardo pomeriggio di due giorni fa presso il palazzo del Ministero dei Diritti Umani, al Bardo.

La prima seduta di colloqui è stata dedicata alla formazione di tre commissioni, ognuna delle quali affronterà un aspetto fondamentale della tabella di marcia firmata lo scorso 23 settembre: una Commissione gestirà i preparativi per le elezioni, un’altra terminerà il progetto di Costituzione e una terza penserà alla formazione di un nuovo governo.

Secondo quanto riportato da Moncef Cheikhrouhou, membro dell’ANC (Assemblea Nazionale Costituente) ed esponente del Partito di Alleanza Democratica, verrà interdetto a tutti i leader ed esponenti dei partiti politici partecipi ai colloqui di fare dichiarazioni nel corso di queste future settimane di concertazione politica.

Tale decisione, che potrebbe paventare un’esclusione dei cittadini dalla vita politica del Paese, è stata presa, invece, all’unanimità per evitare la diffusione di messaggi contrastanti che emergerebbero dal processo politico e che darebbero addito ad ulteriori conflitti e ritardi nell’avanzamento del dialogo.

In seguito a tale decisione però, ha precisato Cheikhrouhou, i cittadini continueranno ad essere informati sulle condizioni politiche del Paese, attraverso l’UGTT (Union générale tunisienne du travail), l’UTICA (Union Tunisienne de l’Industrie, du Commerce et de  l’Artisanat), LTDH (Ligue tunisienne des droits de l’homme) e l’ONAT (Office National de l’Artisanat Tunisien), il cosiddetto  “quartetto” degli sponsor del dialogo nazionale tunisino.

Dopo le numerose “false partenze” degli ultimi mesi, i colloqui sono iniziati quando i rappresentanti della coalizione del Fronte di Salvezza Nazionale hanno riconosciuto, insieme al “quartetto”, la validità della promessa del premier Laarayedh nel lasciare il governo.

In una lettera, trasmessa nella tarda mattinata di ieri al quartetto dei mediatori, Laarayedh avrebbe infatti promesso di dimettersi entro il termine di tre settimane definito dalla tabella di marcia politica avanzata dai gruppi della società civile.

I colloqui politici ora in atto dovranno essere destinati a risolvere lo stallo politico della Tunisia, il quale ha avuto inizio quando l’esponente dell’opposizione Mohamed Brahmi è stato assassinato il 25 Luglio scorso, e quando, dopo la sua morte, circa 60 membri dell’opposizione dell’ANC si sono dimessi, bloccando così il lavoro della Costituente.

Dopo l’annuncio di dimissioni del premier, diversi dei deputati dissidenti si sono finalmente dimostrati disposti a riprendere il loro lavoro e a ritornare tra le fila dell’ANC, mentre molti ancora non si sono impegnati a farlo.

Nonostante il perdurare di alcune resistenze, la notizia dell’avvio del dialogo nazionale è stata percepita da più parti come un improvviso colpo di scena, poiché fino alla prima mattinata di ieri sembrava che il dialogo non potesse aver luogo in quanto il premier Laarayed aveva dichiarato che il governo non avrebbe rassegnato le dimissioni per non rischiare iln vuoto di potere in un momento in cui la priorità per il Paese deve essere la lotta al terrorismo; Béji Caïd Essebsi, leader di Nidaa Tounes, ha prontamente ribadito il concetto secondo cui il presente governo ha validità solo per gestire atti urgenti ma che, essendo durato in carica oltre i tempi stabiliti dalle elezioni, non ha più alcuna legittimità, cosi come l’ANC.

L’inizio dei colloqui è stato rinviato a più riprese fino a che il comunicato inviato da Laarayedh ai mediatori politici, diverso dalle precedenti dichiarazioni, ha aperto la strada per l’avvio del dialogo e della collaborazione nazionale.

Dopo la partenza concreta delle consultazioni all’interno dell’ANC, Houcine Abbassi, Segretario Generale dell’UGTT, ha dichiarato che “Non c’e tensione nell’aula, abbiamo tutti bisogno di lavorare insieme e di mettere da parte le nostre differenze”.

In attesa di ulteriori sviluppi, l’apparente accordo di questi giorni sembra essere il punto più alto di collaborazione di una serie di incontri politici costruttivi , per il quale sembra essere stato messo da parte il continuo ping – pong di dichiarazioni e di smentite delle ultime settimane.