di Ismahan Hassen –
Dopo la pubblicazione dei dati preliminari relativi alle operazioni di voto che si sono tenute in Tunisia la scorsa domenica, Nidaa Tounes, partito laico formatosi dopo la Rivoluzione dei gelsomini, è stato dichiarato quasi a tutti gli effetti il vincitore delle prime elezioni legislative del post-Ben Alì.
Essendo riuscito a conquistate ben 84 seggi (su 217 totali) in Parlamento, Nidaa Tounes è stato poi in immediatamente seguito da Ennahda, il partito islamista moderato, che di seggi ne ha guadagnati 68.
Nell’inevitabile conta dei posti a sedere conquistati all’interno dell’Assemblea legislativa tunisina dei prossimi cinque anni, subito dopo questi due grandi partiti nazionali si sono poi piazzati l’Unione Patriottica libera e il Fronte Popolare, rispettivamente con 17 e 12 seggi; Afek Tounes con 9, la Corrente Democratica con 5; e infine al-Moubadara e il Congresso per la Repubblica, entrambi con 4 posti.
Nonostante la maggior parte dei voti nel Paese siano ormai stati conteggiati, ad esclusione dei governatorati meridionali di Touzeur, Kebili e Tataouine (ancora in fase di scrutinio), e sebbene i risultati ufficiali saranno resi noti nel corso della giornata di domani, le indicazioni preliminari hanno mostrato chiaramente il contraccolpo vissuto da Ennahda, che aveva goduto di enorme sostegno all’indomani della rivoluzione che nel 2011 spodestò Zine el-Abidine Ben Ali.
Le motivazioni alla base di questa inversione di tendenza da parte dei tunisini nei confronti di Ennahda, tutt’altro che astratte, possono essere rintracciate nel fatto che dopo quasi tre anni passati dalla Rivoluzione, i cittadini della Tunisia continuino a lamentare la mancanza di progressi compiuti nel Paese, in particolar modo per quanto riguarda l’economia, la sicurezza, e la sempre più crescente disoccupazione.
È in questo contesto che il partito Nidaa Tounes, attraverso la figura del suo leader Beji Caid Essebsi, uomo politico noto ai tunisini per essere stato ministro dell’Interno sotto il regime di Bourguiba e Ministro dei Trasporti sotto Ben Ali, è stato in grado di sfruttare l’insoddisfazione molto estesa nei confronti di Ennahda. Fin dalla sua recentissima fondazione infatti, Nidaa Tounes, dichiarandosi un partito “modernista”, aspirante all’attuazione di politiche economiche liberali e di una dimensione socio-politica laica (pur senza rinnegare mai l’Islam), è stato così in grado di proporsi come un’alternativa più che credibile al partito di Rachid Ghannouchi e alla sua mancanza di concretezza nel realizzare quanto promesso all’indomani della sua vittoria alle elezioni dell’ottobre 2011. Sebbene il riferimento a tale shift di gran parte dei tunisini dalla preferenza per Ennahda a quella per Nidaa Tounes non possa essere messo da parte, è altrettanto importante sottolineare come i gruppi di osservatori internazionali indipendenti abbiano rilevato numerose irregolarità durante il processo di elezione dello scorso fine settimana.
Analizzando i risultati scaturiti da queste elezioni, è stato poi impossibile non fare riferimento a quella che è stata la composizione della famosa “Troika” di governo (Ennahda, Ettakatol e CPR) scaturita dalle elezioni tunisine del 2011. A questo proposito, Riadh Sidaoui, analista politico tunisino e direttore del Centro arabo per l’analisi politica e sociale con sede a Ginevra, ha spiegato le ragioni che avrebbero condotto alla vittoria di Nidaa Tounes, alla regressione del movimento Ennahda e alla scomparsa del Congresso per la Repubblica.
Secondo l’esperto tunisino, l’adozione di un capitalismo selvaggio e l’attuazione delle raccomandazioni imposte dall’Fmi (come la liberalizzazione dei prezzi), sarebbero state alla base del deterioramento della Troika, accusata di aver gettato in ginocchio i ceti più deboli della popolazione.
Oltre a tali motivazioni, Riadh Sidaoui ha poi identificato nella proliferazione del terrorismo e nell’indottrinamento dei giovani al jihad in Siria, le altre importanti motivazioni che hanno fatto precipitare il governo della Troika e la credibilità dei partiti che lo componevano.
In questo senso, se Ennahda si è comunque piazzata al secondo posto nelle recenti votazioni, ciò è stato dovuto alla sua reputazione di partito di opposizione storica al regime di Ben Alì, nonché alla sua manifesta identità islamica. Lo stesso non si è potuto però dire degli altri due ex componenti della Troika, Ettakatol e del CPR, totalmente (o quasi) scomparsi dalle preferenze di voto.
Nella foto: Beji Caid Essebsi

