di Saber Yakoubi –

Forze militari e dell’ordine in allerta in Tunisia: recentemente sono state fermate quattro persone a bordo di un’auto sospetta nei pressi del confine con l’Algeria ed immediatamente le guardie di confine si sono trovate investite da una pioggia di fuoco, dopo di che uno dei malviventi è stato fermato, mentre agli altri sono fuggiti, a quanto sembra, con denaro e armi. Inizialmente si era pensato al movimento salafita, ma poi sul caso è stato fatto calare il silenzio stampa ufficialmente per non inquinare le indagini. Poco dopo è stato rinvenuto non molto lontano da lì un importante quantitativo di esplosivo, nel villaggio di Tagerwin.

Il giorno successivo, sempre nei pressi della frontiera con l’Algeria, vi è stato un nuovo conflitto armato in cui ha perso la vita il caporal maggiore Anis Jelassi e sono state ferite altri due guardie, fatti che hanno portato ai funerali di Stato con presenti il Presidente della Repubblica e diversi figure del governo, tra i quali il ministro degli Interni e quello della Difesa.

Quindi in un’abitazione di Tajerouine, che era stata presa in affitto da tre uomini, la polizia ha scoperto, in occasione di una perquisizione, una grande quantità di materiale esplosivo e munizioni, per cui si è pensato alla preparazione di un attentato da parte di una cellula terroristica.

Al momento sono molte le ipotesi su chi vi è dietro l’ondata di terrorismo nel paese africano e c’è chi accusa gli jihadisti che dalla Libia passano in Algeria attraverso la Tunisia, chi parla di Siria e chi di Mali

Qualcuno vi vede anche di un’ “anti-rivoluzione” guidata da uomini dell’ancien régime, di sovente accusati di creare tensioni e scompigli, specialmente in occasione dell’apertura degli archivi in vista dei processi contro coloro che sono accusati di crimini verso il popolo.

La via più accreditata resta comunque quella degli jihadisti e dei traffici internazionali di armi e le stesse sparatorie nei pressi dei confini con l’Algeria mostrano una certa preparazione da parte dei terroristi.

L’Esercito tunisino ha dichiarato lo stato di allerta e tutte le frontiere sono ormai considerate zone militari, mentre il popolo tunisino è in attesa di prese di posizione ufficiali e di verità, che tardano ad arrivare.