di Ismahan Hassen –

Lo scorso giovedì 7 Novembre, Zied Lakhdhar, segretario generale del Partito dei Patrioti Democratici Uniti (PPDU), a seguito della riunione del Comitato Politico del Fronte di Salvezza Nazionale (FS), ha reso note le condizioni poste dallo schieramento politico per la ripresa del Dialogo Nazionale e per il ritorno dei propri rappresentanti in seno all’Assemblea Nazionale Costituente (ANC).

Il comunicato stampa rilasciato dal Fronte di Salvezza Nazione ha chiaramente dichiarato come condizione imprescindibile per la ripresa della road map nazionale, la cancellazione del nuovo regolamento adottato all’interno dell’ANC.

Poche settimane fa, infatti, la commissione per regolamento dell’Assemblea Nazionale Costituente ( ANC) si era riunita sotto la presidenza di Haithem Ben Belgacem (Partito del Congresso per la Repubblica), proprio per modificare il regolamento interno dell’Assemblea, al fine di migliorare l’organizzazione delle riunioni plenarie dedicate alla considerazione e l’adozione, entro quattro settimane, del progetto di Costituzione, in conformità con la tabella di marcia elaborata dal quartetto di sponsorizzazione del dialogo nazionale.

Nel corso della seduta plenaria dedicata alla modifica del regolamento interno dell’ANC tenutasi sabato 2 Novembre, Haithem Ben Belgacem, all’inizio della sessione, aveva annunciato che le modifiche da discutere avrebbero riguardato gli emendamenti relativi agli art. 79, 106, 36, 89 e 126.

Tali articoli riguarderebbero in massima parte i temi della convocazione di sessioni plenarie per portare avanti le consultazioni relative all’adozione della Costituzione, i tempi di mantenimento del dialogo politico con il governo attuale, la discussione dei progetti di legge, le modalità, le tempistiche delle riunioni e le prerogative del Presidente dell’ANC, nonché le assenze dei rappresentanti politici dalle sessioni di dialogo e l’applicazione delle sanzioni del caso.

In questo contesto,  i membri del Comitato del Fronte di Salvezza Nazionale hanno sottolineato numerosi aspetti delle modifiche da apportare agli articoli citati, che non li avrebbero pienamente convinti.

In primo luogo, la modifica proposta all’art. 79, la quale permetterebbe  di tenere una sessione plenaria senza la metà degli eletti e senza riferirsi all’ufficio dell’ANC né al suo Presidente, sarebbe, secondo l’FS, un mezzo per estromettere legalmente dal gioco politico,  i parlamentari “dissidenti” qualora, per protesta, questi non volessero prendere parte alle future riunioni in plenaria.

In secondo luogo, la modifica proposta all’art. 106, che vorrebbe portare da 5 a 15 il numero dei deputati che possano proporre degli emendamenti riguardo le modalità di revisione e di adozione della Costituzione del Paese, allungherebbe, secondo FS, di molto tempo le concertazioni politiche interne, prima di riuscire a promulgare la Costituzione finita, sforando così i tempi previsti dalla road-map nazionale.

In terzo luogo, l’emendamento proposto per l’art. 36, il quale prevederebbe che, in mancanza del quorum necessario affinché una votazione interna all’Assemblea sia valida, la presenza dei 2/3 dei membri dell’ANC possa essere ugualmente sufficiente, viene considerato dall’FS un abile escamotage per aggirare eventuali posizioni dissidenti, mettendole a tacere.

In quarto luogo, la modifica proposta all’art. 89 riguarderebbe la possibilità di intervento dei parlamentari in seduta plenaria solo su questioni urgenti e a gruppi di 10 parlamentari per volta, a seguito della concessione di parola a discrezione del potere decisionale del Presidente dell’ANC, aspetto criticato dai membri del FS come “contrario alle basilari norme democratiche di dialogo”.

Infine, l’emendamento proposto in relazione all’art. 126 prevederebbe l’attuazione di deduzioni salariali per tutti i parlamentari che si sia assentati per tre volte di seguito, senza alcuna giustificazione, nel corso dello stesso mese, ritenendo il tetto massimo di sei assenze consecutive come abbandono del proprio posto all’interno dell’ANC.

Proprio il tema delle sanzioni salariali e dell’impossibilità di poter praticare scioperi dissidenti all’interno dell’ANC qualora le condizioni imposte dal gioco politico non siano accettate all’unanimità, sarebbe stato il motivo che su tutti, avrebbe fatto scattare nel Comitato del Fronte di Salvezza Nazionale il forte dissenso che ha portato all’ennesimo blocco del dialogo nazionale.

Dopo l’annuncio della sospensione del dialogo nazionale, il 4 Novembre scorso, i 13 partiti  che compongono il Fronte di Salvezza Nazionale, infatti, hanno firmato una dichiarazione  in cui  hanno concordato nel voler imporre l’annullamento di tutte le modifiche apportate, o in procinto di essere apportate, alle norme interne della ANC, e nel voler fissare in fretta il nome del futuro capo del governo.

Nel frattempo, in un comunicato reso noto dal “quartetto”, si legge un chiaro invito ad intensificare e accelerare i negoziati per raggiungere un consenso tra le varie parti politiche e riprendere, il più in fretta possibile, il dialogo nazionale per condurre il Paese fuori dall’ormai costante clima di incertezza politica.