di Ismahan Hassen

“Il mio governo sarà composto da un gruppo di esperti indipendenti e apolitici. Voglio che questo Governo sia il governo di tutti i tunisini. Io sono responsabile della sua formazione e anche dei suoi risultati”.

Con queste parole ha esordito Mehdi Jomaa, prossimo leader del governo tunisino, nel suo discorso tenutosi ieri, venerdì 10 gennaio 2014, alla televisione nazionale.

Avendo chiaramente aggiunto a queste parole il fatto di aver già effettuato numerose consultazioni con tutte le correnti politiche, nonché una serie di incontri con i potenziali candidati in modo da rendere possibile la formazione del governo entro un periodo massimo di 15 giorni, Mehdi Jomaa avrebbe rivelato che la sua nuova squadra di governo sarebbe già pronta, con l’eccezione di due o tre incarichi ministeriali ancora non assegnati.

Dopo mesi di negoziati per porre fine alla fase di stallo della crisi politica della Tunisia, e a distanza di quasi un mese dalla nomina di Mehdi Jomaa come capo di governo ad interim designato a guidare il Paese verso le prossime elezioni, tale decisione oltre ad aver riportato ad una frattura profonda tra le parti politiche, è parsa sempre più legata all’intervento di agenti esterni piuttosto che alla presenza di un consenso politico nazionale vero e proprio.

Secondo un articolo pubblicato dal quotidiano Le Monde il giorno successivo alla designazione di Mehdi Jomaa a Primo ministro, tale nomina sarebbe stata spinta da una serie di strette trattative tra tutte le parti politiche coinvolte nel dialogo nazionale e i principali ambasciatori dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. L’articolo in questione, dal titolo “Tunisie: Un nouveau Premier ministre nommé sous la pression occidentale”, sembra infatti far riferimento agli incontri avvenuti all’inizio di dicembre a Tunisi, nell’ambito della ricerca di una soluzione ideale per porre fine alla crisi politica della Tunisia. Secondo quanto riportato da Le Monde infatti, l’ipotesi di un’immissione occidentale negli affari politici tunisini sarebbe confermata dalla presenza di una foto risalente all’11 Dicembre (quattro giorni prima della nomina di Jomaa), che ritrae l’ambasciatore tedesco Jens Plötner nel pranzare proprio insieme a Mehdi Jomaa, all’epoca ancora semplice ministro dell’Industria, in occasione della loro concomitante presenza nella regione del Beja.

Al di là dell’esistenza di questa foto e del valore da attribuire al suo significato, impossibile sembra non tenere conto però delle numerose rivelazioni politiche nazionali che hanno mostrato l’assenza di un totale accordo sulla nomina di Jomaa all’incarico di Primo ministro del Paese, e che spingono nel sottolineare la presenza di forze maggiori, che avrebbero deciso di promuovere la sua candidatura e la sua elezione.

Una di queste voci, è stata quella di Samir Ettaieb, Segretario generale del partito al-Massar, che avrebbe più volte dichiarato come non vi sia stato alcun consenso nella scelta di Mehdi Jomaa come futuro capo del governo, pur sempre precisando che il suo partito si sarebbe comunque impegnato a sostenerlo, a condizione che egli dimostri di impegnarsi a rispettare la roadmap nazionale.

Il deputato di al-Massar, parlando sulle onde di Express FM, avrebbe chiaramente detto che le regole per la nomina del premier sarebbero state cambiate lungo la strada, portando l’opposizione nella sua maggioranza a non poter partecipare al processo di voto.

Infatti secondo quanto raccontato da Ettaieb, quando Mohamed Ennaceur (candidato premier prediletto dall’opposizione) aveva ottenuto 11 voti contro i 4 di Ahmed Mestiri (“puledro” del partito Ennahda), tale votazione non sarebbe stata ritenuta valida poiché Ennahda avrebbe sostenuto che il sistema di voto nudo e crudo permetteva di individuare una sola ed unica tendenza e non le diverse e specifiche posizioni.

Tenuto conto di queste affermazioni di Ennahda, Ettaieb avrebbe poi sottolineato come lo stesso Jomaa sarebbe stato scelto secondo lo stesso principio del voto e non in base ad un accordo.

In base a questa logica, Samir Ettaieb avrebbe anche spiegato così che il futuro capo del governo deriverebbe in pieno dallo stesso gabinetto uscente, e che non può quindi essere considerato come una persona indipendente, requisito invece richiesto dalla roadmap stilata dal Quartetto leader del dialogo nazionale (UGTT, UTICA, LTDH e ONAT).

In base al ragionamento portato avanti da Samir Ettaieb, anche un altro deputato dell’opposizione, Mongi Rahoui, avrebbe apertamente dichiarato che, stando alla scelta effettuata, il futuro governo ad interim non si rivelerà altro che una copia del governo uscente guidato da Ali Larayedh.

Mongi Rahoui, che ha rilasciato le sue dichiarazioni sulle onde di Shems FM, ha infatti affermato che il suo partito, il Fronte Popolare, insieme agli altri partiti della sinistra radicale continuerà a restare vigile e ad osservare da vicino l’approccio del nuovo capo del governo, nonché l’aderenza delle sue decisioni alla roadmap.

Nonostante da giorni si sia portando avanti il processo di revisione e approvazione di quella che diverrà la nuova carta costituzionale del Paese, è bene sottolineare quindi in che modo mentre il governo della Troika abbia celebrato la scelta di Mehdi Jomaa a nuovo premier tunisino, considerandola un grande successo politico all’interno dei colloqui inerenti al dialogo nazionale, l’opposizione continui invece a restare divisa, facendo emergere sempre più ombre sulla figura del nuovo capo del governo.