di Ismahan Hassen –
L’UGTT (l’Union Générale Tunisienne du Travail), storico e potente sindacato tunisino dei lavoratori e che attualmente si ritrova ad essere attivamente impegnato nel riuscire a trovare una soluzione alla crisi politica che affligge il Paese e che è precipitata il 25 Luglio scorso, in seguito all’assassinio dell’esponente del Fronte Popolare, Mohamed Brahmi, ha ricevuto il supporto ufficiale dell’UGTA, suo omologo algerino.
Il supporto a cui l’UGTA fa riferimento si manifesta esprimendo il suo appoggio a quelle che sono le proposte avanzate dall’UGTT (scioglimento dell’Assemblea Nazionale Costituente, creazione di un governo tecnico e nuove elezioni) per risolvere la delicata situazione sociale e politica tunisina.
È in questo contesto di crisi che l’Unione generale dei lavoratori algerini, con quasi 4 milioni di membri (su una popolazione complessiva di 12,5 milioni di cittadini), esprimono attraverso un comunicato, il suo sostegno e la loro solidarietà all’UGTT nella sua azione per difendere e salvaguardia dei valori democratici e repubblicani della Tunisia.
Il UGTA, così come l’UGTT, profondamente colpito dai due omicidi politici che ci sono stati in Tunisia nel giro di soli sei mesi (Chokri Belaid il 6 febbraio 2013, Mohamed Brahmi il 25 luglio 2013) non ha mancato di esprimere il sostegno al popolo tunisino nel suo complesso, in quanto non abituato e direttamente colpito, a livello psicologico, dagli omicidi politici e dagli atti terroristici contro l’esercito.
Come la storia insegna, l’Algeria conosce bene tali dinamiche terroristiche che hanno avuto pieno sfogo nel suo territorio nel corso degli anni ’80 e ’90, proprio per questo motivo questo atto arriva come un segno di vicinanza quasi aspettato dall’UGTT.
Nonostante ciò, tuttavia, questa posizione così come la reazione del governo algerino ai recenti eventi che hanno colpito la Tunisia, non mette da parte le speculazioni su un ipotetico coinvolgimento islamista di parti algerine in tutti gli attentati che hanno messo in crisi la stabilità tunisina, correndo così il rischio di aggiungere alla crisi attuale una dimensione internazionale e di indebolire ulteriormente la stabilità delle parti.

