di Ismahan Hassen –
Recentemente vi è stato in Tunisia un accordo tra l’UGTT, il più grande sindacato del Lavoro della Tunisia, e la coalizione di governo sulla necessità improcrastinabile di avviare colloqui diretti tra i membri della Troika e i partiti dell’opposizione allo scopo di risolvere una crisi politica estenuante che paralizza il Paese da quasi tre anni, e che è venuta ad acutizzarsi in seguito all’assassinio del politico dell’opposizione Mohamed Brahmi, lo scorso 25 luglio; proprio l’UGTT, che, insieme ai partner della società civile (l’UTICA, LTDH e ONAT ) sta mediando i colloqui tra le parti in causa, aveva annunciato che la prima sessione plenaria dell’ANC (Assemblea Nazionale Costituente) si sarebbe tenuta oggi, sabato 5 Ottobre, alle ore 9.00 presso il Palazzo del Congresso di Tunisi.
Nel corso di tale seduta, i partiti membri della Troika di governo (Ennahda, Ettakatol e Congresso per la Repubblica) avrebbero dovuto ufficialmente firmare la road map proposta la scorsa settimana dal cosiddetto “quartetto” degli sponsor del dialogo nazionale tunisino, per aiutare la Tunisia a superare la sua attuale crisi politica ma, al momento della firma, l’inizio effettivo del Dialogo nazionale è stato rinviato (sebbene soltanto di qualche ora) ancora una volta, a causa di nuovi negoziati tenutisi proprio tra il quartetto e i partiti della Troika, che hanno opposto nuove resistenze al momento di firmare il foglio che dà il via libera al processo di stabilizzazione del Paese.
Primo tra i tre partiti ad opporsi alla firma della tabella di marcia è stato Ennahda, il partito islamico-moderato che detiene la maggioranza dei seggi nell’ANC: all’inizio Ennahda si era detto disposto ad accettare l’iniziativa del “quartetto” e a volerla sponsorizzare per dimostrare la sua buona fede, proprio firmando la sua adesione alla road map proposta da UGTT, l’UTICA, LTDH e ONAT.
Dopo Ennahda, è stato poi il blocco parlamentare del gruppo Ettakatol a tirarsi indietro dalla firma del documento. Attraverso le parole del suo esponente, Mouldi Riahi, Ettakatol si è infatti detto propenso a firmare quella road map, ma non in quella occasione, poiché il suo partito era rimasto sorpreso dalla “condizione” (posta nel documento) per cui solo dopo la firma di questa tabella di marcia, il dialogo nazionale avrebbe potuto avere inizio.
A questa obiezione mossa da Riahi, immediata è giunta la risposta di Taieb Baccouche, rappresentante Fronte di salvezza nazionale, che ha definito come menzognera la motivazione addotta da Ettakatol pur di non firmare la road map, in quanto, nel corso della settimana era già stata resa nota a tutte le parti politiche la necessità di firmare la tabella di marcia prima di avviare il dialogo nazionale.
Ultimo dei partiti della Troika, infine, anche il Congresso per la Repubblica (CPR), il partito del presidente della Repubblica Moncef Marzouki, seguendo la scia dei suoi due alleati, ha rifiutato di firmare la tabella di marcia proposta dal quartetto prima di avviare il dialogo nazionale. Il rifiuto è arrivato dalle parole di Imed Daimi, ex attivista di Ennahdha e attuale segretario generale del CPR, che ha apertamente motivato il rifiuto del suo partito come un “non voler cedere ad un ricatto delle parti”, espressione con la quale ha voluto far riferimento ai partiti di opposizione che richiedono alla Troika di firmare la road map, sponsorizzandola come l’unica garanzia di serietà e di volontà di tirare il Paese fuori dalla crisi.
Dopo queste dichiarazioni, le risposte dell’UGTT, in rappresentanza anche degli altri sponsor del dialogo nazionale, non si sono fatte attendere.
I leader UGTT hanno, infatti, chiaramente affermato che tutti e tre i partiti della Troika venerdì sera si erano detti assolutamente convinti del voler firmare la tabella di marcia come condicio sine qua non per dare il via al dialogo nazionale, salvo poi mostrare questo voltafaccia nella mattinata successiva.
L’UGTT, ha definito il comportamento dei tre i partiti e dei loro esponenti di spicco (Rached Ghannouchi per Ennahda, Moncef Marzouki per CPR e Moustafa Ben Jafaar per Ettakatol) come una tattica diversiva volta a guadagnare tempo per posizionare i propri uomini a capo di vari apparati statali, e a non cedere il potere ad un governo delle competenze nazionali indipendente.
La messa in campo di tutte queste dichiarazioni ha portato a lunghe discussioni sulla posizione delle parti della Troika sulla firma della road map, fino a che l’intervento del premier tunisino, Ali Laarayedh, non è arrivato a sbloccare la situazione.
Il capo del governo ad interim si è infatti riunito con urgenza insieme ai leader dei partiti e ad Houchine Abassi, Segretario generale dell’UGTT, per cercare di raggiungere una formula di consenso capace di soddisfare tutte le parti politiche.
Dopo questa riunione, che ha lasciato pressoché inalterato il percorso tracciato dalla road map (che prevede quattro settimane di negoziati per formare un governo indipendente e indire elezioni politiche e presidenziali), la prima sessione del Dialogo Nazionale Tunisino ha potuto dirsi iniziata intorno alle 12:30, con ben tre ore e mezza di ritardo, dopo che le varie parti hanno accettato di firmare la tabella di marcia.

