Ansa, 14 set 12 –

di Diego Minuti

Era stata annunciata come una manifestazione pacifica che avrebbe mostrato tutta la rabbia dei salafiti per un film blasfemo: si e’ trasformata in qualcosa di ben diverso e con un bilancio ancora provvisorio – due morti ed una trentina di feriti – che da solo da’ l’immagine di quanto e’ accaduto. Centinaia di persone, nonostante il cordone sanitario che dall’alba era stato steso intorno all’ambasciata americana, non hanno esitato a confrontarsi con gli agenti, prima solo con parole, poi con sempre maggiore aggressivita’, fino a sfociare nella violenza pura. Senza alcun paura, si sono lanciati contro le barriere di filo spinato e, quindi, hanno cominciato a lanciare delle pietre verso le forze di sicurezza insultate perche’ non difendevano la religione e per avere venduto la loro anima al potere. Gli appelli alla calma degli agenti, con brevi occhiate alle loro spalle, per fare capire che, dietro la prima fila di divise, c’erano centinaia di uomini e decine di automezzi pronti ad entrare in azione, sono caduti nel vuoto. E’ quindi partita la prima salva di granate lacrimogene che hanno subito fatto arretrare i manifestanti. Ma e’ durato poco perche’, poi, l’attacco e’ ripreso. E se qualcuno pensava che la manifestazione fosse spontanea s’e’ dovuto subito ricredere. Nell’assalto alle mura dell’ambasciata – su cui vegliavano dai tetti marines che imbracciavano quelli che avevano tutta l’aria d’essere fucili di precisione – sono subito spuntate, dal nulla, delle scale. Mentre questo accadeva si sono avvertite le prime detonazioni, ben diverse da quelle dei lanciagranate. Dapprima isolate, poi, via via, delle vere e proprie scariche, centinaia di colpi. E qualcuno degli uomini in divisa ha rivolto le sue armi verso i manifestanti, non certo per sparare in aria. Con cosa fossero caricate le armi non si sa, ma i due morti tra gli estremisti, dicono alcuni testimoni, portavano segni che sembravano conseguenza di colpi d’arma da fuoco. La furia degli integralisti non s’e’ fermata: hanno sfondato lo sbarramento e sono saliti sulle mura che formano il perimetro esterno dell’ambasciata, sventolando i vessilli dei salafiti. Qualcuno ha poi sostituito la bandiera americana – a mezz’asta per ricordare le vittime di Bengasi – con il drappo nero di Hezb Ettahir, il movimento che riunisce i piu’ duri tra i duri del salafismo. Altri sono arrivati sino al grande parcheggio interno dell’ambasciata incendiando con bottiglie Molotov le vetture del personale. Una situazione che e’ sembrata sfuggire di mano alla polizia tanto che e’ dovuta intervenire la brigata anti-terrorismo per caricare il personale diplomatico, con l’ambasciatore Jacob Walles salvato e portato in un luogo sicuro. Che di improvvisato ci fosse ben poco lo testimonia anche l’incendio, preceduto da un saccheggio, di una vicina scuola americana, evacuata appena in tempo prima dell’irreparabile.