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Dopo l’uccisione del Segretario del Fronte popolare, Mohamed Brahmi, la Tunisia sta rischiando nuovamente di precipitare nel caos: il governo islamico-moderato guidato da Ennahda, legittimato dal voto popolare, non ha intenzione di ascoltare le richieste di dimissioni provenienti dalla piazza, mentre sull’altro versante vi sono le formazioni islamiste, compresi i salafiti, che vorrebbero trasformare il paese in una sorta di teocrazia.

Alle prime luci dell’alba la polizia è intervenuta per far sloggiare un sit-in di protesta consistente in una tendopoli in piazza del Bardo, al quale partecipavano anche 41 deputati (ma che col passare delle ore sono arrivati ad essere 60) delle opposizioni, i quali si sono autosospesi dal loro incarico.

Va detto che vi è un colpevole ritardo dell’Assemblea nazionale costituente, la quale ad oggi non ha ancora prodotto la Costituzione e quindi non ha dato spazio a che si possano svolgere libere elezioni.

A Sidi Bouzid è stata tagliata la luce elettrica per contenere la protesta, ma è la Tunisia tutta che sembra pronta ad esplodere, come già è accaduto in Egitto ed in Turchia; anche dalla Libia, dove ieri è stata assaltata la sede della capitale dei Fratelli Mussulmani, arrivano le prime avvisaglie di un’opposizione che, comprensibilmente, rifiuta l’indirizzo confessionale di ciò che confessionale non dovrebbe essere, proprio perché di tutti, ovvero la Cosa pubblica.

In Tunisia, scosso dalla morte di Brahmi, si è dimesso il ministro dell’Istruzione Salem Labiadh, ma mentre gli esponenti del governo ed i sostenitori parlano di “spazzare via” gli oppositori, il Fronte di Salute nazionale, formazione nella quale stanno convergendo molte forze dell’opposizione, ha indetto per bocca della vedova di Choki Belaid, l’altro esponente laico della politica tunisina, ammazzato a febbraio, la rottura collettiva del digiuno per il Ramadan, mese sacro dell’Islam.

Il timore che anche la Tunisia possa fare la fine dell’Egitto ha spinto il presidente della Repubblica, Moncef Marzouki, a convocare riunioni d’urgenza con i vertici delle istituzioni e dell’apparato militare; agli incontri erano presenti, come rappresentanti del mondo politico, solo membri della maggioranza, gesto che fa capire come chi è al potere nutra sprezzo e non cerchi il dialogo con le opposizioni.