di Enrico Oliari –
Niente “complementarietà” della donna: la Tunisia mantiene il suo impegno, assunto nel 1956, di rimanere il primo Paese del mondo arabo ad aver stabilito per legge l’uguaglianza di genere fra uomo e donna, per quanto può accadere, per tradizione o per ottusità, che non sempre nell’intimità delle famiglie, a prescindere dal ceto, le cose stiano proprio in questo modo.
Così oggi, sotto pressione delle donne tunisine e dell’opinione internazionale, la commissione dell’Assemblea costituente che si occupa di temi sociali, come appunto quello del ruolo della donna, è ritornata sui suoi passi ed ha ritirato l’emendamento, approvato in prima istanza e comunque suscettibile del voto finale della nuova Costituzione, che avrebbe previsto la “complementarietà” della donna rispetto all’uomo.
L’azione era stata portata avanti dal partito di maggioranza, l’islamico-moderato Ennahda, ma sia le proteste delle donne che invocano la laicità dello stato, sia le crescenti azioni estreme dei gruppi salafiti, hanno posto il movimento di al-Ghannouchi in una situazione politicamente scomoda, anche perché lasciare le cose come stavano da quel 1959, non avrebbe comportato nessun costo politico.
Perché, quindi, reputare la donna meno dell’uomo? Perché ritenere che chi nasce femmina, abbia bisogno di un uomo per essere cittadina – tunisina – donna? L’uomo tunisino ha bisogno di una legge per essere amato e rispettato, ovvero “complementato”, dalla donna? Perché non l’uomo complementare della donna?

