di Saber Yakoubi –
TUNISI – Il premier tunisino Habib Essid è stato sfiduciato da Parlamento davanti all’evidente crisi economica e relativa alla sicurezza che sta attraversando il paese, dove la realtà delle cose vede corruzione, terrorismo e disoccupazione fondersi in un unico insieme.
Il 67enne Hassid, ingegnere ed in carica come premier dal 6 febbraio 2015, era fino all’ultimo convinto che il suo governo, sostenuto da Nidaa Tounes, Ennahdha, UPL e Afek Tounes, avrebbe avuto la fiducia.
All’inizio dei lavori aveva affermato di aver chiesto la fiducia in parlamento e quindi di essersi presentato davanti ai deputati “per rispetto della Costituzione e delle regole democratiche” e “nonostante le pressioni per lasciare l’incarico”, con “la coscienza a posto, perché ho compiuto fino in fondo il mio dovere nell’interesse generale”.
Nonostante alcuni dei leader dei principali partiti avessero garantito il voto a favore a favore di Essid, l’ipotesi di un nuovo governo era in realtà già in piedi, dopo che lo scorso 13 luglio nove partiti, di maggioranza e di opposizione, avevano sottoscritto il “Patto di Cartagine”, con il quale veniva disegnato un possibile governo di unità nazionale. Nonostante questo Essid era convinto di poter ottenere la fiducia in parlamento, ma così non è stato e la maggior parte dei 186 deputati presenti (su 217) hanno bocciato il governo e il suo operato.
Dietro la sfiducia, gli attriti con il presidente della Repubblica Beji Caid Essebsi, il quale da tempo spinge per un governo di unità nazionale al fine di superare il criticassimo esecutivo di coalizione guidato da Essid.
Gli scenari che si aprono ora sono due: il presidente Essebsi dovrebbe nominare entro dieci giorni un nuovo premier per formare un governo da presentare al parlamento, che in Tunisia è monocamerale; tuttavia – e questa è la seconda ipotesi – alcuni costituzionalisti ritengono che il voto di sfiducia potrebbe essere invalidato dalla Corte costituzionale per via dello stato d’emergenza in vigore ormai da mesi per via degli attacchi terroristici di Tunisi (24 novembre 2015, 12 morti), del Bardo (18 marzo 2015, 24 morti) e di Susa (26 giugno 2015, 38 morti) e dell’attacco da parte dei miliziani dell’Isis a Ben Guardane del 2 marzo 2016 (52 morti).

