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“Un piano d’azione contro la decisione del Parlamento federale tedesco”: è quanto stanno preparando le autorità di Ankara in collaborazione con il ministero degli Esteri dopo che la scorsa settimana i deputati tedeschi hanno riconosciuto il genocidio degli armeni ad opera dei turchi.
Lo ha reso noto in conferenza stampa il portavoce presidenziale Ibrahim Kalin, il quale ha poi spiegato che le misure che la Turchia andrà ad intraprendere saranno sottoposte per la firma finale a Recep Tayyp Erdogan.
La prima reazione del presidente turco alla notizia del voto era stata durissima, arrivando ad accusare di “terrorismo” i deputati turchi che hanno votato al Bundestag e dichiarando che Ankara non avrebbe mai accettato la nozione di “genocidio armeno”.
Erdogan aveva inoltre invitato Berlino a guardare ai propri misfatti nella storia prima di occuparsi di quelli degli altri. Infine aveva richiamato l’ambasciatore a Berlino Huseyin Avni Karslioglu.
Il genocidio degli armeni comportò l’uccisione tra il 1915 e il 1916 di un milione e mezzo di persone ad opera dell’Impero Ottomano.
A poco è valsa per Erdogan la posizione della cancelliera tedesca Angela Merkel, la quale ha ribattuto parlando di una “diversità di vedute che fa parte della cultura democratica”.
Taluni vedono dietro la questione il segnale, come ve ne sono stati altri, di un ripensamento da parte dell’Ue dell’accordo da sei miliardi di euro sulla gestione dei profughi e degli immigrati, il quale contempla anche il riavvio dei processi di adesione della Turchia all’Unione Europea; quest’ultima cosa non gode del favore dell’opinione pubblica europea, specialmente dopo gli arresti dei giornalisti critici verso Erdogan, l’evidente cooperazione con i jihadisti in siria, la guerra contro i curdi a est e la sospensione dell’immunità parlamentare per i deputati curdi.

