TMNews, 16 mag 12 –

Il nuovo vento dall’Europa promesso dall’arrivo all’Eliseo di Francois Hollande sembra aver già convinto la Turchia a rilanciare sul fronte di alcune leggi che potrebbero facilitare la ripresa dei negoziati per l’ingresso di Ankara nell’Ue. Il quotidiano Hurriyet oggi sostiene che l’intento del governo islamico-moderato guidato da Recep Tayyip Erdogan è di mostrare una rinnovata motivazione a entrare nel club di Bruxelles. E sarà questo il messaggio che i dirigenti turchi consegneranno a Stefan Fule, il Commissario all’Allargamento che proprio domani arriverà in visita in Turchia. Stando a quanto ha dichiarato il vicempremier, Bulent Arinc, il parlamento sta esaminando tre leggi che darebbero un contributo significativo in termini di elevazione degli standard democratici del Paese. Si tratta di tre progetti di legge. Il primo prevede l’introduzione della figura del difensore civico, il secondo l’istituzione di una Commissione per i diritti umani. Le due bozze sono arrivate in Parlamento già con la precedente legislatura, ma ora si vorrebbe passare in tempi brevi alla discussione, nell’ottica dell’approvazione. Il terzo progetto di legge prevede l’istituzione di una commissione composta da 5 persone che prenderà in considerazione reclami e stabilirà meccanismi di compensazione riguardo a processi dalla durata eccessiva e per i casi di mancato rispetto delle sentenze dei tribunali. In particolare, la formazione di questa commissione è frutto di un accordo fra Ankara e la Corte Europea dei Diritti umani, che spera di veder diminuire sensibilmente il numero di ricorsi dalla Turchia, superiore a quello di tutti gli altri Paesi, Russia inclusa.

Ma il fattore tempo non è favorevole all’auspicato rilancio dei negoziati con l’Ue. Ankara non apre capitoli negoziali dal 2010, e per quanto ora dalla Francia sia arrivato il segnale sull’intenzione di revocare il veto a tre dei cinque capitoli bloccati da Sarkozy, rimangono ancora nodi da scogliere e un calendario sfavorevole. Il semestre di presidenza danese sta per concludersi e a fine maggio il testimone passerà proprio a Cipro, cosa che fa scendere sotto lo zero le speranze di Ankara di procedere nelle trattative. La stessa Turchia ha dichiarato fin da gennaio che nel semestre cipriota sospenderà tutte le attività negoziali. Insomma, il ‘nodo Cipro’ – l’isola spaccata in due dal 1974, con la parte greca membro Ue, ma non riconosciuta dalla Turchia e quella turca riconosciuta solo da Ankara – rimane l’ostacolo più importante da affrontare, insieme con le riforme che elevino gli standard democratici del Paese, che Bruxelles chiede da tempo.