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L’ondata di arresti in Turchia ha colpito oggi i giornalisti: in 42 sono stati arrestati con l’accusa di essere in qualche modo collegati all’imam Fethullah Gulen, ritenuto dal presidente Recepì Tayyp Erdogan la mente del tentato golpe del 15 luglio.

A finire in manette sono stati anche giornalisti che hanno criticato il cerchio magico di Erdogan per lo scandalo tangenti del 2013, nel quale sono rimasti impigliati parenti prossimi di ministri e dello stesso presidente (in passato premier). E’ il caso dell’arresto della 72enne Nazli Ilicak, nota ex parlamentare e giornalista.

Tra i nomi eccellenti del mondo della stampa turca ad essere arrestati vi è Bulent Mumay, ex caporedattore di Hurriyet ed ex responsabile dell’edizione online, uno dei principali giornali liberali della Turchia. Mumay, mostrando il tesserino da giornalista, ha esclamato che “Questa è l’unica associazione di cui faccio parte”.

Sono oltre 13mila le persone arrestate per il tentato golpe, mentre i licenziati ed in fase di sostituzione sono 60mila.

La Corte di Giustizia ha oggi nominato i primi 342 nuovi giudici e pubblici ministeri che andranno a rimpiazzare una parte dei 2.100 magistrati licenziati o arrestati, poi si passerà a reintegrare i militari e i ministeriali allontanati.

Il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu ha anche accennato alla possibilità che preso verranno sostituiti un numero imprecisato di ambasciatori e di diplomatici, ritenuti sempre facenti parte della rete gulenista, ed alle critiche arrivate all’unisono dall’Unione Europea sulla ventilata ipotesi di reintrodurre la pena di morte, Cavusoglu ha risposto che “L’Unione europea non ha il diritto di dare alla Turchia un ultimatum su questo tema, l’Europa non è la proprietaria della Turchia e non accetterà di essere guardata dall’alto al basso. Se l’Ue ha domande, siamo pronti a discuterne con loro”. E agli Usa ha detto che “O estradate Gulen o le nostre relazioni rischiano di inasprirsi”.

Intervenendo alla tv France2, il capo della Commissione europea ha detto oggi che “Ritengo che la Turchia ­nello stato in cui si trova oggi, non può sperare di aderire all’Ue, ne’ in tempi brevi ne’ su periodi più lunghi”.

“Se la Turchia – ha aggiunto – dovesse reintrodurre la pena di morte, non importa se oggi o fra qualche tempo, le trattative per l’ingresso del Paese nel club dei 27 sarebbero interrotte immediatamente. Nessuno Stato Ue contempla, nel suo sistema legislativo, la possibilità di ricorrere alla pena capitale che, per altro, non trova nessuno spazio neppure a livello di autorità Ue”.