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I nazionalisti turchi hanno preso d’assalto almeno 126 sedi del partito curdo Hdp guidato da Selahattin Demirtas, che alle elezioni del 7 giugno era riuscito a superare la soglia del 10% ed a entrare per la prima volta in parlamento: i muri degli edifici sono stati imbrattati e le insegne del partito rimosse, ma non si sono registrati episodi di violenza fisica.
Intanto proseguono le operazioni militari nei confronti dei curdi del Pkk, dopo che domenica scorsa 16 soldati di Ankara sono rimasti uccisi a Daglica, al confine tra la Turchia e l’Iraq, quando il convoglio di cui facevano parte è stato attaccato: una cinquantina di caccia turchi hanno colpito obiettivi nella zona a Qandil, Hakurk, Zap, Metina, Gare e Basyan, in quello che è stato un martellamento di sei ore. Una quarantina di miliziani del Pkk sono rimasti uccisi, ma già le notizie parlano di altri 12 poliziotti turchi morti nell’attacco ad un autobus.
In diversi analisti vedono la ripresa delle ostilità di Ankara nei confronti dei curdi in chiave politica, ovvero un’operazione per far confluire il voto nazionalista nell’Akp del presidente Recep Tayyp Erdogan in vista delle prossime elezioni, dopo che la sconfitta del suo partito ha determinato l’impossibilità per il premier Ahmet Davitoglu di formare un nuovo governo.

