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Aumentano le divergenze fra Ankara e Washington sulla crisi siriana, dopo il persistente rifiuto di Ankara di intervenire a difesa della città curda di Kobane, a lungo assediata dai jihadisti dell’Isis e distante solo poche centinaia di metri dal confine turco.
Negli ultimi giorni i combattenti curdi, ai quali si sono aggiunti i peshmerga della regione autonoma del Kurdistan irq., sono riusciti a riprendere il controllo di diverse aree della città, anche grazie ai raid della coalizione.
Per intervenire a difesa della città Erdogan aveva posto specifiche richieste, come la caduta di Bashar al-Assad, la creazione di una zona-cuscinetto di 20 km. a ridosso del confine e la discesa sul terreno degli alleati.
In Turchia, paese che con Usa, Qatar e paesi europei ha avuto un ruolo primario nella nascita e nello sviluppo dell’Isis per combattere al-Assad, è atteso a giorni il vice di Obama Joe Biden: Il presidente Recep Tayyp Erdogan, intervenendo oggi davanti ad una platea di imprenditori, si è già chiesto “Perché qualcuno arriva qui da 12.000 chilometri di distanza?” ed ha affermato: “Voglio che sappiate che siamo contro l’impertinenza, la sconsideratezza e le richieste senza fine”.
L’accusa di “impertinenti” rivolta agli Usa è senza dubbio originale. Probabilmente non sbagliava il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif all’ultima Assemblea generale delle Nazioni Unite, quando diceva che “l’Isis è un Frankenstein tornato a divorare i suoi creatori”.

