di Guido Keller – 

Intervistato per il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, il ministro degli Esteri della Turchia Mevlut Cavusoglu ha avvertito l’Unione Europea che se entro ottobre non verrà tolto l’obbligo di visto ai cittadini che si recano in uno dei Ventisette paesi dell’Ue, salterà l’accordo sugli immigrati firmato 18 marzo.

Esso prevede sostanzialmente che, in cambio dell’impegno di trattenere entro i confini turchi i migranti diretti in Europa provenienti da Siria, Iraq, Afghanistan e dagli altri paesi mediorientali, l’Unione Europea dovrà versare gradualmente la somma di 6 miliardi di euro (500 milioni la parte dell’Italia, 400 milioni complessivi già versati), abolire l’obbligo di visto per i turchi e riavviare i processi di adesione. Più precisamente, quanto stabilito prevede che per un migrante irregolare rispedito in Turchia, l’Europa ne prelevi uno con i requisiti di rifugiato, ma con un tetto di 72mila individui a fronte dei milioni giunti in Turchia.

Il riavvio dei processi di adesione non è mai andato giù ad alcuni paesi tra i quali la Germania, dove già oggi la comunità turca è la principale del paese con 4 milioni di individui, ma a minacciare la chiusura definitiva degli step di adesione sono stati nei giorni scorsi un po’ tutti i capi di governo e di Stato dei paesi Ue a seguito della ventilata ipotesi di Ankara di reintrodurre la pena capitale.

La questione dei visti era sembrata di più immediata soluzione, ma i mesi sono passati e l’unica a muoversi è stata l’impazienza di Cavusoglu, il quale ripete da settimane ormai come un mantra che vi è un mancato rispetto dell’accordo sul capitolo visti.

D’altronde, specie dopo il (più o meno pilotato) tentato golpe del 15 luglio, la Turchia dimostra di avere assai poco di europeo, specialmente per quanto riguarda le libertà civili e di stampa, per cui non c’è da stupirsi se i vari leader europei e soprattutto l’opinione pubblica continuino a mantenere un atteggiamento di prudenza.

Cavasoglu ha osservato che l’accordo sui rifugiati “sta funzionando perché la Turchia ha intrapreso misure serissime”, compresa la lotta contro i trafficanti di uomini. Tuttavia “serve un termine ultimo perché l’Europa si attenga alla sua parte” e, per quanto questa “non sia una minaccia”, “se non si arriva alla liberalizzazione dei visti dovremo ricusare l’accordo sui rifugiati”, secondo un termine che “può essere inizio o metà ottobre, ma ci aspettiamo una data fissa”.

Va tuttavia detto che, forse approfittando della confusione del dopo-golpe, gli operatori turistici greci hanno lamentato un evidente incremento di arrivo dei migranti, “un flusso costante, che sembrerebbe in aumento”.

Anche il ministero dell’Interno della Bulgaria ha reso noto che è in aumento l’arrivo del numero dei migranti, con 500 fermati in una settimana, e che da gennaio a giugno 2mila persone sono state arrestate mentre tentavano di entrare nel paese provenendo dalla Grecia o dalla Turchia.