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Giunto alla Farnesina per incontrare il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il ministro degli Affari europei turco Omer Celik è tornato sulla questione dei visti per i cittadini turchi auspicando che “ci si muova il prima possibile”.

Gli accordi tra Ankara e Bruxelles per arginare il flusso di migranti e profughi dalla Turchia prevede, tra le varie cose, il sostegno economico europeo dai tre ai sei miliardi di euro, il riavvio dei processi di adesione della Turchia all’Unione Europea e la soppressione dei visti per i cittadini turchi che si recano nei 28 paesi dell’Unione.

Celik ha spiegato che “abbiamo lavorato duro per soddisfare i 72 parametri richiesti; l’Ue vuole cambiare la nostra legge contro il terrorismo ma se cambiata, potrebbe indebolire la nostra lotta”.

In realtà i malumori dell’Unione Europea circa la legge antiterrorismo turca interessa incongruità palesi e inaccettabili per lo spirito stesso dell’Unione, come la recente riforma costituzionale che leva l’immunità parlamentare alla sessantina di deputati curdi dell’Hdp, e solo a loro, in un evidente tentativo di censurarne l’azione politica e di colpirne la scomoda presenza in parlamento.

Di recente si sono registrati attriti con la Germania, che con un voto parlamentare ha riconosciuto il genocidio degli armeni (un milione di morti fra il 1915 e il 1916): il presidente Recep Tayyp Erdogan ha minacciato ritorsioni, mentre in Germania gli 11 deputati tedeschi di origine turca che hanno votato a favore della legge sono stati messi sotto protezione dopo che il sindaco di Ankara, Melih Gokcek, ha postato un tweet con nomi e fotografie dei deputati tedeschi di origine turca, indicando “quelli che hanno pugnalato i turchi alla schiena”.

Sempre in tema di visti Celik ha poi affermato oggi che il “sostegno dell’Italia è un esempio per gli altri paesi”.