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Dopo un negoziato durato sei mesi, il leader del ribelli curdi in carcere Abdullah Ocalan è pronto a lanciare un “appello storico” oggi, in occasione della festa di Nevruz, il capodanno curdo. In un messaggio in turco e curdo che verrà letto in piazza a Diyarbakir, nel sudest della Turchia, dai vertici del partito filocurdo legale, Ocalan chiederà ai suoi uomini del Partito dei lavoratori del Kurdistan, il Pkk, di cessare le ostilità in corso da quasi trent’anni contro l’esercito turco, in preparazione di un ritiro verso le basi irachene della guerriglia. E inviterà allo stesso tempo il parlamento di Ankara a garantire una pacificazione permanente nel Paese, con l’obiettivo di una “completa democratizzazione”, formula che allude a garanzie per i diritti della minoranza curda. “Il nostro obiettivo è la democratizzazione di tutta la Turchia. I nostri sforzi mirano a questo obiettivo. Nel contesto del raggiungimento dei questo obiettivo, sto lavorando per lanciare un appello in occasione della celebrazione di Nevruz il 21 marzo” ha scritto Ocalan in un messaggio letto lunedì dal presidente del partito filocurdo per la Pace e la Democrazia Selahattin Demirtas, dopo una visita di una delegazione parlamentare nel carcere di Imrali, un’isola del Mar di Marmara, dove il leader del Pkk sconta l’ergastolo. “Spero che il parlamento faccia la sua parte in linea con la sua missione storica e con la stessa rapidità per una rapida attuazione dl ritiro, e per una pace permanente” ha aggiunto il leader curdo. Molti osservatori sottolineano che l’organizzazione del ritiro dei circa 3.500 guerriglieri del Pkk dalla Turchia verso il nord Iraq, che rappresenterebbe la concreta fine delle ostilità, sarà più importante, ma anche più difficile da realizzare del cessate il fuoco, nei fatti già iniziato con la stagione invernale. Secondo le indiscrezioni, le operazioni potrebbero compiersi quest’estate, per terminare tra luglio e agosto.
Il premier Recep Tayyip Erdogan che nelle ultime settimana ha ripetuto spesso di “essere pronto a bere della cicuta” per giungere alla pace, fino all’ultimo ha smentito concessioni alla ribellione curda. Prima di partire per un viaggio in Danimarca, due giorni fa, ha parlato della possibile creazione di una commissione di saggi per gestire il processo di pace. Ma ha negato che Ankara sia pronta a concessioni ai ribelli, in cambio della fine di una guerriglia che ha causato dal 1984 a oggi 45mila morti. “Non abbiamo mai mercanteggiato, e non mercanteggeremo. Fare concessioni e fare un passo indietro è fuori discussione. Non siamo mai stati coinvolti in iniziative che possano urtare la memoria dei nostri martiri e non lo saremo” ha detto Erdogan. Il premier aveva già escluso qualunque tipo di amnistia nei confronti di chi si è macchiato di delitti di sangue. Tuttavia sono migliaia i militanti e gli amministratori locali delle aree a maggioranza curda in carcere con l’accusa di terrorismo per aver espresso il loro sostegno al Pkk. Il governo ha varato un progetto di riforma della giustizia che modifica il reato di propaganda terroristica in senso più garantista, secondo quanto chiesto a gran voce dal Consiglio d’Europa, ma delude le aspettative dei curdi per la scarcerazione di migliaia di simpatizzanti della causa indipendentista. Nelle scorse settimane però non erano state escluse modifiche al testo, in discussione domani alla commissione giustizia del Parlamento, che permettano l’uscita dal carcere di tutti gli attivisti non coinvolti in azioni violente. Anche qui Erdogan ha ufficialmente gelato le aspettative: vorrei assicurarvi ancora una volta che non faremo mercanteggiamenti”. Il premier è sotto il fuoco dell’opposizione laica e nazionalista, che lo accusa di fare intese con un terrorista un assassino quale Ocalan.
E’ intanto in lenta elaborazione da parte di una Commissione parlamentare – dove sono rappresentati tutti i quattro partiti che siedono nell’assemblea – la nuova bozza di Costituzione che potrebbe essere emendata con una nuova definizione di cittadinanza che tenga conto delle minoranze e ne protegga l’autonomia. E proprio sulla nuova Costituzione è emerso nei giorni scorsi un risvolto dei negoziati che ha indignato le opposizioni e gettato nuova luce sulla natura di un possibile scambio. Una fuga di notizie ha rivelato che Ocalan, nel corso di un incontro con i deputati del Bdp a Imrali, si è espresso a favore di una riforma in senso presidenziale. Le rivelazioni hanno attirato gli strali di tutta la Turchia, mentre il premier si è scagliato contro i giornalisti che pensano a scrivere notizie invece di salvaguardare gli interessi della Turchia. Quella del presidenzialismo è un’ossessione di Erdogan, che ha da poco compiuto i dieci anni alla guida del governo e alle politiche del 2015 non potrà più presentarsi come premier, ma intende restare protagonista della vita politica turca. Il premier vorrebbe emendare in senso presidenzialista la Costituzione, in modo da correre alle prime elezioni popolari di un capo dello Stato turco nel 2014 spuntando un mandato forte. Ma i partiti d’opposizione sono contrari. Se però Erdogan riuscisse a portare dalla sua almeno i deputati filocurdi, avrebbe i numeri sufficienti per poter quantomeno sottoporre eventuali modifiche costituzionali in senso presidenzialista a un referendum popolare.

